di Giuliano Longo (*)
L’enclave spagnola di Ceuta, situata sulla costa nordafricana, rappresenta uno dei punti di contatto più critici ed esposti tra l’Unione Europea e il continente africano. Negli ultimi anni, la gestione dei suoi confini ha smesso di essere soltanto una questione demografica o umanitaria, trasformandosi in un’arena di pressione geopolitica e guerra ibrida.
Il Regno del Marocco esercita un controllo quasi totale sui flussi migratori che tentano di raggiungere Ceuta e Melilla. Questa posizione geografica conferisce a Rabat una formidabile leva di ricatto nei confronti di Madrid e dell’intera Unione Europea.
Quando sorgono frizioni diplomatiche, la frontiera smette di funzionare da barriera e viene usata come rubinetto di pressione. La gendarmeria marocchina riduce la sorveglianza per consentire a migliaia di persone di spingersi verso i reticolati o via mare in pochissimo tempo
Questa tattica viene impiegata per negoziare maggiori finanziamenti comunitari per la gestione dei confini, rinnovare accordi di pesca favorevoli e, soprattutto, forzare la mano sul dossier del Sahara Occidentale.
L’episodio più emblematico di questa dinamica si era già verificato nel maggio 2021, quando oltre 8.000 persone (tra cui numerosissimi minori) entrarono a Ceuta nell’arco di appena 48 ore.
L’infiltrazione di massa non fu un evento spontaneo, ma un’operazione ritorsiva orchestrata da Rabat a seguito della decisione della Spagna di accogliere per cure mediche Brahim Ghali, leader del Fronte Polisario (il movimento che combatte per l’indipendenza del Sahara Occidentale dal Marocco).
l principale sponsor del Fronte Polisario è l’Algeria, che fornisce armi, logistica, supporto diplomatico e ospita i rifugiati sahrawi nei campi di Tindouf, uscendo così contrapposta alla rivale e vicina monarchia marocchina. A livello globale, la causa trova il sostegno dell’Unione Africana (che riconosce la RASD) e di paesi storicamente legati al blocco anti-imperialista come il Sudafrica. Molte nazioni latinoamericane e africane ne sostengono il diritto all’autodeterminazione.
Per scatenare l’ondata, le autorità marocchine non solo hanno rimosso i blocchi di sicurezza, ma hanno alimentato la disinformazione tra la popolazione locale, diffondendo voci su una presunta apertura dei confini o per la concessione immediata di permessi di lavoro. La disperazione e le aspirazioni di giovani e famiglie vengono quindi usate come scudo umano per piegare la diplomazia spagnola.
L’Italia adotta un’ambigua neutralità strategica, spesso criticata come opportunista e strumentale. Da un lato sostiene formalmente le risoluzioni ONU per l’autodeterminazione saharawi, ma dall’altro bilancia cinicamente i propri interessi nazionali tra i due attori del blocco nordafricano.
Dipendente dai rifornimenti energetici di Algeri (principale alleato del Polisario), Roma evita strappi diplomatici e si astiene dal riconoscere apertamente la sovranità marocchina sul Sahara Occidentale. Al contempo, il governo italiano ha bisogno della stretta cooperazione di Rabat sulla sicurezza e sul contenimento dei flussi migratori. Questa condotta evita di prendere una posizione di principio, piegando il diritto internazionale all’opportunismo energetico e alla gestione dei confini.
La vicenda di Ceuta ha mostrato i limiti dell’architettura d’asilo europea di fronte alla weaponization (armificazione) dei flussi migratori: nel 2022, per disinnescare la minaccia permanente ai confini di Ceuta e Melilla, il governo spagnolo ha compiuto uno storico cambio di rotta, allineandosi alle posizioni del Marocco sul Sahara Occidentale.
L’UE ha risposto incrementando i fondi destinati alle forze di sicurezza marocchine, accettando di fatto un pragmatismo cinico in cui la stabilità dei confini viene acquistata delegandone la gestione ad attori terzi. In questo scacchiere, le masse di migranti cessano di essere individui portatori di diritti umani per trasformarsi in pedine tattiche indirizzate per riscuotere concessioni politiche, finanziarie e territoriali.
(*) Analista geopolitico ed esperto di relazioni internazionali
