“Non è stato ancora presentato ma, qualora le indiscrezioni venissero confermate, il nuovo emendamento su cui la maggioranza avrebbe trovato l’accordo, studiato in teoria per ‘rafforzare’ la rappresentanza di genere dopo la bocciatura dell’Aula della Camera dell’emendamento che l’azzerava, sarebbe soltanto un bluff. Un bluff che siamo pronti a smascherare anche al Senato.
Cancellare la quota 60-40 tra i capilista bloccati e prevedere l’alternanza di genere soltanto nei listini per il premio, pur prevedendo le preferenze, è un meccanismo che nella sostanza penalizzerà di molto le donne, che verrebbero decimate nel nuovo Parlamento. E’ talmente evidente che non sono possibili fraintendimenti. Vorrebbe dire nei fatti che la prima donna Premier non solo non ci farebbe fare ulteriori passi in avanti, ma ci costringerebbe a tornare drammaticamente indietro rispetto ai traguardi raggiunti quando a guidare il Paese c’erano addirittura uomini e non per forza lungimiranti sul punto. Un fatto gravissimo e inaccettabile oltre che fuori dalla storia.
A meno che Giorgia Meloni non ammetta chiaramente che tutta questa partita non le interessa, che è pronta a depennare qualsiasi misura di promozione per una democrazia compiuta, con pari spazi e opportunità per uomini e donne, perché le donne se la devono cavare e devono gareggiare con questi modelli maschili e con regole scritte a misura di uomini, con norme e prassi che di certo le penalizzano nelle competizioni elettorali. E’ così? E se così cosa ne pensano le senatrici e le deputate della maggioranza?”.
Lo dice la senatrice del Pd Valeria Valente, componente della Commissione Affari costituzionali. “La questione – continua Valente – è molto seria ed è indicativo che nei balletti di una maggioranza divisa le donne possano finire con il pagare il prezzo più alto. Ricordiamoci che questa legge è un attacco alla qualità della democrazia e della rappresentanza, è fatta in sostanza dalla destra per cercare di vincere le prossime elezioni e perché il/la nuovo/a Premier abbia nei fatti pieni poteri. Una legge che sferra un attacco senza precedenti a un impianto costituzionale fatto di pesi e contrappesi, in un disegno che mira a comprimere fortemente spazi di democrazia, di libertà e di diritti per tutte e tutti. E nei disegni con questo impianto le prime a perdere sono sempre le donne. E’ davvero raccapricciante e avvilente che sia una donna a penalizzare le altre donne pur di avere più potere. Ma noi confidiamo che, ancora una volta, la risposta più forte e diretta venga dalle donne come è accaduto in tutti i passaggi storici che le hanno riguardate, dentro e fuori dal Parlamento”.
