Esteri

La Turchia chiede la moratoria nel Mar Nero tra danni economici e mediazione

 

di Balthazar

Non si tratta affatto di una fake news: la proposta turca di congelare le azioni militari e gli attacchi alle navi commerciali nel Mar Nero è reale ed è stata espressa direttamente dal Ministro degli Esteri di Ankara, Hakan Fidan, nel corso di un’intervista con l’agenzia statale Anadolu.

Per comprendere le motivazioni di Ankara occorre prima  guardare all’impatto economico diretto che l’escalation militare nel Mar Nero sta infliggendo al sistema Turchia. L’intensificarsi dei raid russi contro i porti ucraini dell’Oblast’ di Odesa e sulle infrastrutture logistiche, e, per quanto limitata   la reazione navale di Kiev, hanno trasformato uno dei bacini commerciali più redditizi al mondo in un’area ad altissimo rischio.

I continui attacchi russi non solo hanno distrutto terminal portuali e silos di stoccaggio, ma hanno paralizzato le rotte dell’export agricolo e delle materie prime colpendo anche navi mercantili talora accusate da Mosca di trasportare materiale bellico.

Questo scenario si traduce per Ankara in perdite finanziarie e logistiche imponenti.

Gli armatori e i colossi della logistica turchi, storicamente dominanti nei traffici regionali, si trovano ad affrontare un’esplosione dei premi assicurativi contro i rischi di guerra, navi bloccate nei porti sotto tiro o costrette a deviazioni costose.

A ciò si aggiungono i danni diretti: diverse imbarcazioni di proprietà turca o battenti la sua bandiera sono state colpite da droni e missili, causando il ferimento e persino la morte di membri degli equipaggi.

Per contenere i rischi, la Direzione della Sicurezza Costiera di Ankara è stata costretta a rallentare il transito di alcune navi commerciali verso il Mar Nero attraverso lo Stretto dei Dardanelli, subendo un contraccolpo indiretto sul traffico marittimo e sui profitti legati all’indotto dei suoi stretti.

La mossa della diplomazia turca nasce quindi da un’urgenza al tempo stesso economica e di sicurezza: evitare che la distruzione dei porti e delle rotte civili destabilizzi in modo permanente il commercio e l’approvvigionamento alimentare della regione.

Come ha spiegato Fidan, l’ipotesi di congelare gli attacchi ai navigli commerciali era stata sollecitata in prima battuta da Kiev. Ankara ha fatto propria l’iniziativa, definendo una bozza formale di moratoria e trasmettendola direttamente al Cremlino, da cui ora attende un riscontro ufficiale.

L’obiettivo  resta quello di congelare la spirale offensiva prima che metta definitivamente in ginocchio le catene logistiche. Un blocco prolungato dei porti significa inflazione sui generi alimentari e pressione sulle filiere manifatturiere turche che dipendono da quel transito.

Garantendo la sicurezza della navigazione e preservando il controllo sugli stretti del Bosforo e dei Dardanelli tramite la Convenzione di Montreux del 1936, la Turchia intende proteggere i propri interessi nazionali ed evitare che il Mar Nero diventi un teatro di escalation incontrollabile tra la NATO e la Russia.

Raggiungere un’intesa sarà comunque difficile, dato che sia Mosca sia Kiev considerano i porti e le rotte commerciali dell’avversario bersagli cruciali per indebolirne la tenuta economica. Tuttavia, Ankara scommette sul fatto che una tregua circoscritta all’ambito marittimo e commerciale possa convenire a entrambe le parti e riaprire uno spiraglio di dialogo.

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