La chiusura dell’aeroporto di Catania a singhiozzo è ormai questione nazionale. Una parte importante del turismo italiano si svolge in Sicilia. Anche gli aerei che sarebbero dovuti transitare per Catania interrompono la loro catena e creano disservizi nel resto d’Italia e d’Europa.
“Settecento voli cancellati significano centoquarantamila persone che non hanno viaggiato e aerei sottoutilizzati. La domanda che rivolgiamo al ministro Nello Musumeci, al ministro dei Trasporti Matteo Salvini, alla Regione Siciliana e all’Enac per quale motivo non esista un piano per la gestione del traffico aereo per le emissioni di cenere. Eppure l’Etna erutta più volte l’anno da qualche migliaio d’anni. La notizia vergognosa è invece che è stato fatto sciacallaggio anche sulle navette verso altri aeroporti a prezzi anche di seicento euro a persona.”
A dichiararlo è Umberto Costi, segretario di Socialdemocrazia Sd. “È fondamentale che l’Enac riapra tutti i dossier ispettivi sugli aeroporti italiani e mostri le carte: da quel che vediamo, a Catania e Comiso evidentemente non sono stati fatti gli investimenti necessari. La vigilanza è mancata completamente. Ci auguriamo che il commissario Carlo Mearelli faccia pulizia di tutti i mancati interventi degli ultimi anni. Noi calcoliamo che solo i disservizi patiti da passeggeri e filiere produttive valgono tra trecento e cinquecento milioni. La vigilanza ben fatta ce li avrebbe fatti guadagnare.”
Sd in collaborazione con l’associazione Mec ha garantito assistenza legale ai passeggeri e a tutti coloro che hanno subito danni dalla situazione tutt’altro che imprevedibile.
