Il ‘Brandmauer’, il muro politico eretto dai partiti tradizionali tedeschi per tenere l’AfD lontana dal potere, avrebbe finito per rafforzare proprio la destra radicale e contribuire alla crisi della politica tedesca, con ripercussioni anche sull’economia. È la tesi di un’analisi dell’Economist, come riporta Die Welt, dedicata alle elezioni regionali in Sassonia-Anhalt del 6 settembre, dove l’AfD è accreditata in diversi sondaggi di oltre il 40%. “Una politica che mirava a tenere l’estrema destra lontana dal potere ha finito per rafforzarla”, scrive il settimanale britannico nell’articolo dal titolo ‘Come il Brandmauer contro l’AfD ha rovinato la politica tedesca’. Secondo l’Economist, nel 2018 l’allora leader della Cdu Friedrich Merz si era posto l’obiettivo di dimezzare i consensi dell’AfD. Da allora, però, il sostegno al partito è raddoppiato, mentre la Cdu è scesa verso minimi storici. “La migrazione irregolare è diminuita drasticamente, ma l’AfD si è semplicemente spostata ancora più a destra”, osserva il magazine, citando le sue posizioni sulla “forza lavoro culturalmente estranea” e sulla “remigrazione”. Il Brandmauer, secondo l’analisi, è diventata “una sorta di principio organizzativo della vita pubblica”, arrivando anche all’esclusione dei deputati dell’AfD dalla squadra di calcio del Bundestag. A livello locale, tuttavia, il muro mostra già diverse crepe. Il sindaco Cdu di Bitterfeld, Armin Schenk, ha detto all’Economist che l’AfD non dovrebbe governare, ma che nella sua città il cordone sanitario “non è una realtà”: la maggior parte delle decisioni non può infatti essere presa senza i suoi 15 consiglieri su 40. Il magazine cita anche il governatore della Sassonia, Michael Kretschmer (Cdu), secondo cui “chi parla di Brandmauer non ha capito i segnali dei tempi”. Il principale beneficiario del muro, sostiene l’Economist, sarebbe proprio l’AfD. Il deputato del Bundestag Torben Braga ha spiegato che il Brandmauer protegge il partito dal dover affrontare questioni molto difficili, un giudizio condiviso dal magazine. Il politologo Christian Stecker aggiunge che, dietro il muro, l’AfD può promettere qualsiasi cosa senza dover affrontare la delusione che comporta la responsabilità di governo. In vista del voto del 6 settembre, l’Economist prospetta scenari complessi. Se l’AfD mancasse di poco la maggioranza assoluta, la Cdu potrebbe aver bisogno di tutti gli altri partiti, compresa la Linke, per formare una maggioranza. Se invece l’AfD, pur ottenendo il doppio dei seggi della Cdu, restasse esclusa dal governo, potrebbero aumentare i dubbi sul funzionamento della democrazia tedesca, osserva il magazine. Secondo l’Economist, alcuni esponenti della Cdu potrebbero quindi sperare in una maggioranza assoluta dell’AfD per evitare questo scenario. Lo storico Andreas Roedder critica intanto l’assenza di un vero dibattito nella Cdu: “C’è stato solo il riflesso di emarginarla come i nuovi nazisti”. Il magazine non individua una soluzione al dilemma. Il politologo Stecker conclude: “Per la Cdu è troppo tardi per cambiare rotta e per l’AfD è troppo tardi per accettare qualsiasi inversione di marcia”. E avverte: “Qualcosa crollerà, nascerà qualcosa di nuovo e non sappiamo come sarà alla fine”.
