di Giuliano Longo (*)
Se la lotta alla corruzione fosse una disciplina olimpica, l’Ucraina porterebbe a casa la medaglia d’oro alla carriera per l’impegno coreografico. Tra blitz spettacolari, pacchetti legislativi approvati a furor di popolo (o meglio, a furor di Donatori finaziatori occidendali) ) e annunci roboanti, Zelensky – detto amichevolmente Volodia – continua la sua epica battaglia contro il drago dell’illegalità diffusa.
Un drago che ha però l’eccellente abitudine di farsi ricrescere le teste con una rapidità che farebbe impallidire l’Idra di Lerna.
La stampa ucraina: tra il trionfalismo di facciata e la resa dei conti
Sulle pagine della Ukrainska Pravda e di Dzerkalo Tyzhnia, il racconto delle ultime operazioni anticorruzione del NABU (l’Ufficio Nazionale Anticorruzione) e della SAPO (la Procura Specializzata) oscilla costantemente tra l’epica civile e l’amaro sarcasmo.
Le recenti retate che hanno travolto alti funzionari governativi e deputati della Verkhovna Rada — fino a toccare persino le stanze dell’Ufficio del Presidente — vengono descritte dai media locali come la dimostrazione che “nessuno è intoccabile”. Ma basta leggere tra le righe degli editorialisti più smaliziati per cogliere l’umore reale del Paese: la percezione della corruzione tra la popolazione resta altissima, vicina all’80%.
Sui quotidiani di Kiev ci si chiede apertamente se queste misure non siano il solito “teatrino per gli alleati”.
La stampa evidenzia come ogni grande inchiesta coincida stranamente con le vigile dei summit internazionali sulla ricostruzione o con i passaggi chiave per i finanziamenti dell’Unione Europea e del Fondo Monetario Internazionale.
Il ritornello che circola nelle redazioni ucraine è quasi un proverbio: “Cambiano i suonatori, ma la musica alle dogane e negli appalti militari resta sempre la stessa.”
Lo sguardo occidentale: incoraggiare l’allievo, ma tenere il portafoglio stretto
Dalle parti di Bruxelles e Washington, la narrazione ufficiale viaggia su binari d’incoraggiamento paternalistico. La Commissione Europea e gli analisti di Transparency International lodano formalmente i passi avanti — la riforma dell’agenzia di gestione dei beni sequestrati (ARMA), la nuova legge sugli appalti pubblici e i tempi ridotti del Tribunale Anticorruzione (HACC).
Tuttavia, dietro le quinte della diplomazia occidentale, il tono cambia.
Gli esperti americani ed europei rimarcano come le riforme strutturali vengano puntualmente ostacolate o indebolite da cavilli legislativi inseriti all’ultimo minuto.
L’Occidente plaude agli sforzi, ma condiziona ogni singolo miliardo di aiuti alla presenza di ispettori esterni. Il messaggio implicito dell’Europa è chiaro: “Fidarsi è bene, ma controllare con le nostre squadre di audit è decisamente meglio”.
Il coro di Mosca: il sarcasmo della tana del lupo
Dal canto suo, la stampa di Stato russa (dalla TASS a RIA Novosti) noleggia i popcorn e si gode lo spettacolo con un cinismo spietato. Per i media del Cremlino, le misure anticorruzione di Kiev non sono altro che una “guerra tra bande per spartirsi le briciole dei sussidi occidentali”.
Mosca ironizza quotidianamente sui fallimenti delle riforme ucraine, definendo le agenzie come il NABU marionette create dagli Stati Uniti per ricattare la classe politica locale.
Un sarcasmo che fa sorridere gli osservatori neutrali per la sua profonda ipocrisia: la Russia, storicamente ancorata ai vertici mondiali per indice di percezione della corruzione, accusa il vicino di essere uno “Stato fallito e corrottissimo”, dimenticando che le due burocrazie condividono la medesima scuola di origine sovietica.
Realismo politico: si può estirpare la mazzetta a Kiev?
La risposta reale sulle possibilità dell’Ucraina di superare la corruzione endemica sta nel mezzo, svuotata da ogni retorica.
L’Ucraina non è priva di volontà: ha una società civile straordinariamente reattiva, una generazione di giovani giornalisti d’inchiesta coraggiosi e istituzioni nate da zero che dimostrano di saper arrestare anche i potenti.
Tuttavia, la corruzione in Ucraina non è una semplice mela marcia nell’ingranaggio: per decenni è stata l’ingranaggio stesso, il lubrificante sociale ed economico con cui si sono regolati burocrazia, giustizia e grande impresa.
Riformare un sistema del genere mentre si combatte un conflitto di sopravvivenza è un’operazione a cuore aperto, una corsa durante una maratona.
Le misure attuali porteranno indubbiamente a una pulizia di facciata e a una modernizzazione dei processi digitali (dove Kiev è all’avanguardia). Ma credere che una raffica di decreti e qualche arresto ad effetto e I cambiamenti ai vertici possano eliminare dall’oggi al domani un’abitudine sistemica, è pura illusione consolatoria per i contribuenti europei.
L’Ucraina diventerà forse un Paese “più trasparente”, ma il percorso durerà decenni e richiederà ben più di qualche photo-opportunity a beneficio delle telecamere estere.
(*) Analista geopolitico ed esperto di relazioni internazionali
