La guerra di Putin

Il grande spettacolo della Pace: l’eterno ritorno del piano Zelensky tra illusioni e realtà al fronte

 

di Giuliano Longo (*)

 

In vista del prossimo vertice del G20, il palcoscenico diplomatico internazionale. si prepara al consueto copione: Volodymyr Zelensky presenterà l’ennesima riedizione della sua «formula di pace». Una proposta che, a sentire Kiev e I commenti della stampa occidentale, dovrebbe finalmente costringere il Cremlino alla resa o quantomeno al tavolo delle trattative.

Se non fosse per un piccolo dettaglio: la realtà materiale del fronte.

 

Nel narrare le vicende del conflitto, l’Occidente predilige spesso i toni epici o le scorciatoie morali. Ma se ci si allontana dai salotti  e dagli articoli dei commentatori occidentali impegnati nel sostegno a Kiev, e si consulta l’analisi di esperti indipendenti del Sud globale e dell’Asia — figure non allineate alla vulgata di Washington né alla propaganda russa — il quadro appare decisamente più che scettico.

L’illusione dei 40 giorni e il logoramento del fronte

A pesare come un macigno sul format di questo piano di pace è l’esito della recente ed enfatizzata “offensiva dei 40 giorni” lanciata dai servizi ucraini (SBU). Nelle intenzioni di Kiev, questa campagna coordinata di attacchi con droni e raid ad ampio raggio avrebbe dovuto piegare la resilienza interna russa, colpire i nodi logistici chiave e spingere la popolazione civile a fare pressione su Putin.

 

Certo, gravi danni economici alla Russia – ammessi da Putin – ne ha creati, mai risultati militari effettivi?

 

Danni di immagine alla tradizione strategia della Russi del suo “territorio “intoccanile” con depositi in fiamme, vittime civili e la rabbia crescente a Mosca per le infrastrutture colpite. Ma sul piano strategico – come sottolineato da vari analisti cinesi e indiani poco inclini al tifo ideologico, – l’operazione si è risolta sostanzialmente in un fallimento.

 

Nessuna svolta sul campo, nessun crollo del consenso e, soprattutto, nessuna variazione negli equilibri della linea di contatto. Mentre a Kiev si contavano i giorni della campagna, la macchina di logoramento russa ha continuato ad avanzare nel Donbass, guadagnando terreno metri su metri, a spese delle provate linee difensive ucraine. Tanto che Ukrinform  sottolineava – con una metafora sportiva – che se l’Ucraina segnava 3 punti la Russia ne segnava 13.

 

L’ira del Cremlino e le minacce d’escalation

Dall’altra parte della barricata, le incursioni ucraine non hanno prodotto l’auspicato ammorbidimento di Vladimir Putin, bensì l’effetto opposto. Infatti l’ira del Presidente russo per i danni subiti nelle retrovie si è tradotta in una recrudescenza degli attacchi sulle infrastrutture energetiche e militari ucraine, accompagnata da una serie di monit –  tutt’altro che velati  -circa l’impiego di risposte belliche proporzionali e devastanti.

Ukrinform

Come evidenziano gli osservatori del Center for Strategic and International Studies (CSIS) di Giakarta o gli analisti di Observer Research Foundation (ORF) di Nuova Delhi, la Russia affronta i colloqui solo da posizioni di forza acquisita sul terreno. Pensare che Mosca accetti piani di pace elaborati senza il suo coinvolgimento diretto e basati su presupposti territoriali pre-bellici, è pura letteratura fantastica.

La vetrina del G20

Che cosa resta, dunque, della proposta che Zelensky porterà al G20? Un eccellente esercizio di diplomazia pubblica e di politica interna, certo utile a mantenere alta l’attenzione dell’opinione pubblica occidentale e a sollecitare ulteriori pacchetti di aiuti militari, come scrive lo stesso quotidiano britannico The Guardian. .

 

Ma per il resto dei Paesi membri — a partire dal blocco BRICS — la strada per un negoziato reale non passa attraverso summit verticistici di principio, bensì per la presa d’atto della realtà delle forze sul campo.

Fino a quando i piani di pace rifiuteranno di prendere in considerazione la crudezza delle dinamiche militari attuali, le proposte presentate ai vertici internazionali rischiano di rimanere ciò che sono sempre state: ottimi comunicati stampa destinati ad archivi molto affollati.

Per comprendere meglio come la diplomazia e la propaganda si intreccino nella narrazione dei piani di pace presentati nei contesti internazionali, puoi consultare questa analisi sul piano per la vittoria presentato da Zelensky.

 

Le prospettive reali

 

Al di là delle sfilate diplomatiche, la traiettoria del conflitto si gioca su equazioni matematiche ben più ciniche. Come osservano numerosi analisti indipendenti internazionali: la guerra si trova ormai in una fase di puro logoramento industriale e demografico. Senza una reale parità nella capacità di fuoco e nel rimpiazzo delle truppe, il destino delle linee difensive appare tracciato, a prescindere dalle narrazioni di vittoria.

 

La prospettiva più probabile a breve termine non è dunque un accordo di pace negoziato da posizioni di parità, bensì un progressivo congelamento della linea di contatto imposto dallo sfinimento strutturale di Kiev, unito alla  speranza di parte occidentale che I costi bellici portino la Russia, se non al collasso, a più miti consigli, ma sui tempi e costi per gli alleati di Kiev permane la nebbia più fitta che non verrà certo diradata da qui al 14 dicembre con il summit del G20 a Miami.

(*) Analista geopolitico ed esperto di politica internazionale

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