Economia e Lavoro

Industria: fatturato cala a giugno. Con guerra -2,2 mld export in Medioriente

L’industria italiana rallenta a giugno. Secondo i dati diffusi dall’Istat, a giugno 2026 il fatturato è diminuito dell’1% in valore e dello 0,7% in volume rispetto a maggio. La flessione ha interessato sia il mercato interno, con un calo dell’1% in valore e dello 0,4% in volume, sia quello estero, che ha registrato una riduzione dell’1% in valore e dell’1,3% in volume. Nel confronto con giugno 2025 il fatturato industriale cresce del 3,1% in valore, ma diminuisce dello 0,9% in volume. A sostenere il dato è soprattutto l’andamento delle vendite all’estero, aumentate del 4,6% in valore e dello 0,8% in volume, mentre sul mercato interno la crescita in valore si ferma al 2,3% e i volumi arretrano dell’1,8%.

A complicare il quadro l’effetto della guerra sull’interscambio con il Medio Oriente. Un’analisi di Confartigianato evidenzia che nei primi quattro mesi del conflitto, tra marzo e giugno 2026, l’Italia ha perso 2,2 miliardi di euro di esportazioni verso l’area, con un calo del 22,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il calo più vistoso negli Emirati Arabi Uniti, con 879 milioni di euro di esportazioni in meno (-27,3%), seguiti da Kuwait (-73,6%), Qatar (-52,2%), Iraq (-40,7%), Iran (-52,6%) e Bahrain (-51,2%). Tra i principali Paesi europei, dopo l’Italia le perdite più consistenti sono quelle di Spagna e Germania, mentre la Francia registra una sostanziale tenuta. Particolarmente esposti risultano i comparti a maggiore presenza di micro e piccole imprese: alimentare, moda, legno-arredo, metallo, gioielleria e occhialeria hanno registrato complessivamente un calo del 17,3% delle esportazioni verso il Medio Oriente. La moda è il settore più colpito (-33,7%), con la pelletteria e i prodotti in pelle in caduta del 44,1%. In calo anche i macchinari (-18,6%), i mobili (-14,4%), la gioielleria (-14,9%) e l’alimentare. “Gli effetti della guerra nel Golfo si stanno moltiplicando. Le nostre imprese – sottolinea il presidente di Confartigianato Marco Granelli – non subiscono soltanto l’aumento dei costi energetici. Il calo dell’export verso il Medio Oriente è particolarmente preoccupante perché coinvolge filiere con una forte presenza di artigiani e micro e piccole aziende”.

Di contro, le rilevazione dell’Istat sulla fiducia di consumatori e imprese alimentano le speranze sul miglioramento del quadro economico. Ad agosto l’Istat stima un aumento sia del clima di fiducia dei consumatori (l’indice cresce da 94,2 a 94,5) sia dell’indicatore composito del clima di fiducia delle imprese che sale da 95,7 a 96,9.

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