dii Giuliano Longo (*)
Nelle sue più recenti dichiarazioni pubbliche sulla crisi internazionale, l’arcivescovo Paul Richard Gallagher – Segretario della Santa Sede per i Rapporti con gli Stati e le Organizzazioni Internazionali – ha espresso chiaramente la visione d’Oltretevere:
«Andando in Russia invitiamo a riflettere se le strategie attuate finora portino risultati. Per risolvere la guerra in Ucraina non bisogna isolare Mosca. Dobbiamo chiarire che questa guerra deve finire e non può essere risolta con mezzi militari. La Santa Sede è pronta a offrire i propri servizi e sostenere uno spazio per il dialogo al fine di raggiungere una pace negoziata.»
Con queste posizioni, riaffermate nel corso del vertice con il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov, la diplomazia pontificia rifiuta la logica del congelamento dei canali e del muro contro muro. Per il Vaticano la priorità immediata rimane la dimensione umanitaria, accompagnata dal tentativo di preservare uno spazio neutrale per futuri percorsi di pace.
Una posizione che fa seguito alla visita a Mosca dell’ottobre 2024 del carrdinale Matteo Zuppi – Arcivescovo di Bologna e Presidente della CEI, – allora inviato speciale di Papa Francesco per la pace in Ucraina.
La sua azione nei confronti della Russia non rappresenta un vero e propeio negoziato politico, ma ha adottato il modello storico di mediazione della Comunità di Sant’Egidio – di cui fa parte da decenni – basato sulla neutralità, la riservatezza e la costruzione di “ponti” con la diplomazia umanitaria e silenziosa, oggi confermata da Leone XIV. .
Coincidenze a favore della pace?
La visita contemporanea a Mosca del direttore della CIA, John Ratcliffe dimostra che sia dell’intelligence americana sia dell’Alto Prelato vaticano – al di là della retorica sul totale isolamento di Mosca – mantengono canali sommersi di contatto che non si sono mai interrotti.
Gli analisti osservano che la diplomazia pontificia non si propone di delineare i confini territoriali del futuro assetto di sicurezza, ma scommette sul metodo del “passo dopo passo” che richiede alcune concessionida entrambe le parti.
Da non sottovalutare il mantenimento ecumenico del dialogo con il Patriarcato di Mosca per evitare che – pur riconoscendo ll suo appiattimento su Governo di Mosca, definito da Papa Francesco come “i chierichetti di Putin” – il dialogo ecumenico fra le due chiese prosegue con una forte denuncia vaticana alla persecuzione di quel patriarcato,attivamente promossa da Zelensky, che peraltro è di orifgini ebraiche.
I precedenti storici
Già durante la crisi dei missili di Cuba (ottobre 1962), Papa Giovanni XXIII si frappose come intermediario neutrale tra il presidente americano John F. Kennedy e il leader sovietico Nikita Chruščëv.
Il suo messaggio di appello alla pace fu accolto favorevolmente da entrambe le parti. Si aprì allorav una stagione in cui il Vaticano non venne più visto – come con papa Pacelli pio XII – solo come un baluardo antisovietico dell’Occidente, iniziando a proporsi come mediatore globale.Questa politica ebbe seguito con l’azione di Paolo VI e di Mons. Agostino Casaroli negli anni ’60 e 70 .
Allora la Diplomazia Vaticana adottò la strategia della Ostpolitik – invece dello scontro frontale e ideologico contro l’Unione Sovietica e i paesi del Patto di Varsavia, – scegliendo la via del dialogo pragmatico e della neutralità attiva per scongiurare l’olocausto atomico e garantire la sopravvivenza delle comunità cattoliche al di là della “cortina di ferro”.
Le reazioni dell’episcopato americano
Nonostante le forti tensioni geopolitiche e il posizionamento di Joe Biden a favore di Kiev, l’episcopato americanpo non ha mai ostacolato la diplomazia pontificia verso Mosca, distinguendo tra il piano politico e militare.
Pur condannano l’invasione dell’Ucraina., ha riconosciuto la necessità che la Santa Sede mantenga canali aperti sia con il Cremlino e con il Patriarcato di Mosca ,per ragioni sumanitarie e di de-escalation, superando la pozixione dei “falchi consevatori” pur presenti in quell’Episcopato.
La reazione dell’episcopato si è vista già nel luglio 2023, quando Zuppi, di ritorno dalle missioni di Kiev e Mosca, si è recato negli Stati Uniti accolto dai rappresentanti della Conferenza per fare il punto sugli esiti dei suoi colloqui a Mosca. Allora I vescovi americani, attraverso organizzazioni come la Catholic Relief Services (l’agenzia umanitaria della Chiesa USA), si misero a disposizione per supportare i canali umanitari aperti dalla mediazione vaticana a Mosca.
(*) Analista geopolitico ed esperto di relazioni internazionali
