Esteri

Turchia, Arabia Saudita e Pakistan, prende forma l’Alleanza della Mecca

 

di Giulia Rocchetti

 

A meno di un mese dalla firma dell’Accordo della Mecca, Turchia, Arabia Saudita e Pakistan iniziano a definire struttura e obiettivi della nuova alleanza di difesa. A Istanbul si è tenuta la prima riunione del Comitato strategico politico e di difesa istituito nell’ambito dell’intesa, con la partecipazione dei ministri degli Esteri e della Difesa e dei capi di Stato maggiore dei tre Paesi. Al termine dell’incontro, il ministro degli Esteri turco Hakan Fidan ha annunciato che il patto assumerà ufficialmente il nome di «Alleanza di difesa della Mecca».

L’accordo era stato firmato il 7 agosto alla Mecca dal presidente turco Recep Tayyip Erdogan, dal principe ereditario saudita Mohammed bin Salman e dal primo ministro pakistano Shehbaz Sharif. L’intesa stabilisce un principio di difesa reciproca tra i tre firmatari: un attacco armato contro uno dei Paesi sarà considerato un attacco contro tutti.

La riunione di Istanbul segna il primo passaggio operativo dopo la firma. Nel documento finale, Turchia, Arabia Saudita e Pakistan hanno ribadito l’impegno a lavorare insieme per rafforzare le rispettive capacità difensive e il coordinamento tra le forze armate. La cooperazione riguarderà anche l’industria militare, con l’obiettivo di sviluppare produzioni e tecnologie congiunte.

Ankara punta però a estendere il progetto oltre i tre Paesi che lo hanno promosso. «L’Accordo della Mecca è aperto a tutti i Paesi della regione», ha dichiarato Fidan durante la conferenza stampa al termine dell’incontro. Per il capo della diplomazia turca il patto è destinato a «espandersi» e rappresenta l’inizio della costruzione di «una nuova architettura di sicurezza e cooperazione nella regione». Per ora non sono stati indicati ulteriori Paesi pronti ad aderire, ma le dichiarazioni del ministro turco mostrano l’intenzione di non limitare il nuovo meccanismo alla cooperazione trilaterale tra Ankara, Riad e Islamabad.

Anche Erdogan è intervenuto sull’accordo durante il vertice dei capi di Stato e di governo dell’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai a Bishkek: «L’Alleanza di difesa congiunta della Mecca, basata sulla responsabilità regionale e sulla deterrenza collettiva, darà un contributo importante alla pace e alla stabilità nella regione e nel mondo» ha dichiarato il presidente turco.

Nel comunicato diffuso dopo il primo incontro del Comitato, i tre governi hanno ribadito che la cooperazione dovrà garantire pace e stabilità «sostenibili». Al centro dell’accordo c’è la deterrenza collettiva. La clausola secondo cui un’aggressione contro uno dei firmatari sarà considerata un’aggressione contro tutti rappresenta infatti uno degli elementi principali dell’intesa raggiunta ad agosto. A questa si affianca la volontà di aumentare il coordinamento militare e di rafforzare la cooperazione industriale, attraverso attività comuni e lo sviluppo condiviso di tecnologie per la difesa.

Per Ankara il settore rappresenta già da anni uno degli strumenti della propria politica estera. La Turchia ha sviluppato una propria industria militare e ha ampliato le esportazioni di sistemi d’arma, in particolare droni, veicoli militari e sistemi navali. La cooperazione con il Pakistan nel comparto della difesa è consolidata, mentre negli ultimi anni si è intensificato anche il legame con l’Arabia Saudita.

I rapporti tra Ankara e Riad avevano attraversato una fase di forte tensione, soprattutto dopo l’uccisione nel 2018 del giornalista saudita Jamal Khashoggi nel consolato dell’Arabia Saudita a Istanbul. Negli anni successivi i due governi hanno progressivamente ricucito le relazioni, accompagnando il riavvicinamento politico con una maggiore cooperazione economica e militare. Il nuovo accordo inserisce ora questi rapporti in un formato che comprende anche Islamabad.

L’Alleanza riunisce così tre Paesi con un peso militare e politico significativo: la Turchia è membro della Nato, l’Arabia Saudita è una delle principali potenze del Golfo e il Pakistan è l’unico Stato a maggioranza musulmana dotato di armi nucleari.

Durante la conferenza stampa Fidan è intervenuto anche su Israele, utilizzando toni molto duri contro il primo ministro Benjamin Netanyahu. Il ministro turco ha affermato che la comunità internazionale deve combattere quella che ha definito la «minaccia Netanyahu», sostenendo che il premier israeliano è diventato un «nemico comune dell’umanità». Le dichiarazioni arrivano nel quadro del forte deterioramento dei rapporti tra Ankara e il governo israeliano. Dall’inizio della guerra a Gaza la Turchia ha assunto posizioni sempre più dure nei confronti del governo Netanyahu, mentre Erdogan ha più volte rivolto accuse dirette al premier israeliano.

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