di Giuliano Longo (*)
Mentre i vertici politici di Berlino e i media mainstream europei puntano compatti il dito contro Mosca per il fallito attacco con droni esplosivi all’aeroporto di Lipsia/Halle, analisti di sicurezza indipendenti e fonti qualificate dell’intelligence occidentale invitano alla cautela. La ricostruzione ufficiale soffre di incongruenze strategiche e di una dinamica operativa che appare troppo “casareccia” per essere il marchio di fabbrica del GRU o dell’SVR russo.
Il profilo degli esecutori: Risorse di serie B o comoda copertura?
La narrazione tedesca individua i responsabili materiali del tentato attacco in un cittadino bielorusso e in uno russo con passaporto baltico. La domanda sorge spontanea: la Russia ha davvero bisogno di reclutare piccoli criminali della regione baltica — tracciabili all’istante nei database Schengen — per un’operazione ad altissimo rischio in Germania?
I servizi segreti russi dispongono di reti ben più strutturate e silenti nel cuore del territorio tedesco, storicamente coltivate all’interno della galassia filorussa localizzata proprio nei Länder della Germania orientale (Sassonia – dove si voterà – e Turingia).
L’impiego di figure così esposte solleva il sospetto di un’operazione condotta da “cani sciolti”, di una provocazione organizzata da attori terzi o, quantomeno, di un reclutamento via Telegram ad altissimo tasso di dilettantismo, del tutto estraneo ai protocolli dei servizi d’élite di Mosca.
La logistica fantasma: Da dove arriva l’esplosivo?
Il punto cieco più macroscopico riguarda la catena di approvvigionamento. Un drone quadricottero caricato con esplosivo RDX o Pentrite (PETN) e dotato di schede SIM non si assembla nel garage di un motel senza lasciare tracce. Chi ha fornito l’esplosivo ad alto potenziale all’interno dello spazio Schengen?
I due sospetti avrebbero fatto tutto da soli, dalla logistica del materiale bellico al posizionamento del ponte radio/antenna scoperto vicino al villaggio abbandonato di Kursdorf? Senza la prova di un deposito o di una cellula di supporto sul suolo tedesco, l’ipotesi del “commando russo invisibile” presenta falle logistiche evidenti.
Il timing e la razionalità geopolitica: A chi giova?
Anche la tempistica dell’episodio solleva perplessità sul piano della razionalità strategica. L’azione si è verificata nel corso di delicati appuntamenti diplomatici internazionali e del G20 finanziario cui partecipa anche la Russia fra lo sdegno della rappresentanza europea.
Che interesse avrebbe il Cremlino nel rischiare un’ulteriore escalation con la NATO e ritorsioni diplomatiche immediate — come la chiusura del consolato a Bonn e del centro culturale a Berlino e altre preannunciate — per l’impiego di un drone commerciale che non ha provocato danni strutturali rilevanti?
La “guerra ibrida” presuppone la negabilità plausibile (plausible deniability); un’azione con tracciabilità quasi immediata del DNA e dei visti degli attentatori puzza più di una trappola o di un’operazione condotta a insaputa dei vertici militari.
La posizione della CIA a fronte di questo genere di attentati
A differenza dell’approccio mediatico e politico europeo — spesso proiettato verso una narrazione d’emergenza costante — gli analisti di Langley (CIA) e dell’intelligence britannica mantengono una linea d’interpretazione più pragmatica e distaccata:
Negli ambienti della CIA si sottolinea da tempo il fenomeno del sabotage-as-a-service: Mosca (o altre organizzazioni contigue) ingaggia criminali comuni su piattaforme crittografate offrendo somme modeste. Queste cellule non conoscono la catena di comando e spesso falliscono i compiti assegnati per incompetenza.
Per la dottrina CIA, non si tratta generalmente di piani militari orchestrati al massimo livello per destabilizzare la NATO, ma di azioni di disturbo a basso costo orchestrate da intermediari locali per creare allarmismo a basso prezzo.
Generalmente gli apparati d’intelligence statunitensi mettono in guardia dal confondere la criminalità organizzata russofila con operazioni di stato pianificate, evitando di drammatizzare ogni singolo incidente sventato per non offrire spazio alla propaganda avversaria.
L’episodio di Lipsia assomiglia più a una raffazzonata incursione criminale arricchita da gravi falle di sicurezza locali che a un’operazione strategica del Cremlino. L’ansia dei governi europei di indicare immediatamente il colpevole rischia di coprire interrogativi molto più urgenti sui vuoti della sicurezza interna tedesca e sulla provenienza di armi ed esplosivi che circolano indisturbati all’interno dei confini dell’Unione.
(*) Analista geopolitico ed esperto di relazioni internazionali
