Di Margherita Lopes
(LaPresse) – Le condizioni climatiche degli ultimi due-tre mesi “sono state ideali per l’aumento dei casi di arbovirosi in Italia”. A sottolinearlo a LaSalute di LaPresse è l’epidemiologo Massimo Ciccozzi, che commenta senza troppa sorpresa gli ultimi dati su West Nile e Dengue diffusi dall’Istituto Superiore di Sanità, mentre aumentano le segnalazioni dalle Regioni. Vediamo allora la ‘fotografia’ ufficiale. Al 30 agosto sono 227 i casi confermati di Dengue, di cui 3 autoctoni (2 con esposizione in Puglia e uno in Toscana). Tutti gli altri sono associati a viaggi all’estero (nel 57% alle Maldive), mentre non si registra nessun decesso. Quanto al West Nile virus al 2 settembre sono saliti a 521 i casi confermati di infezione nell’uomo, di cui 269 nella forma neuroinvasiva (4 casi importati da Maldive, Francia, Belgio e Grecia), con 26 morti. Salgono a 75 le province dove circola questa arbovirosi, in 19 Regioni. Lo scorso anno nello stesso periodo questa arbovirosi contava 502 casi e 33 decessi. La letalità, calcolata sulle forme neuro-invasive autoctone, è pari al 9,4% mentre nello stesso periodo del 2025 era al 14,6%.
“Il caldo di questa estate ha influito: nel caso del West Nile virus, essendo gli uccelli selvatici il naturale serbatoio, complice il cambiamento climatico vediamo alterarsi le rotte migratorie. Non a caso, il virus coinvolge sempre più regioni italiane. Ma anche i casi importati e la globalizzazione hanno un peso”, dice l’esperto del Campus Bio-Medico. “Devo anche dire che il dato sulla letalità, inferiore all’anno passato, è importante. Inoltre nel caso della Dengue a farla da padrone sono ancora i viaggi all’estero. Ma resta il problema delle zanzare: se la prevenzione viene fatta male, in ritardo o comunque non seguendo il Piano per le arbovirosi, poi non stupiamoci troppo dei numeri dell’Iss”, conclude Ciccozzi.
