Economia e Lavoro

Scuola: Unc, +2,3% prezzi libri ma decolla anche la spesa delle famiglie

“I libri scolastici rincarano del 2,3% rispetto al 2025, non più del solito. Ma è la spesa dei libri che devono pagare le famiglie a decollare. In barba alle difficoltà delle famiglie, infatti, il ministro Valditara ha fatto la bella pensata di alzare quest’anno dal 15% al 20% la possibilità per le scuole di sforare il tetto di spesa per i libri scolastici della scuola secondaria di primo e secondo grado, un incremento di un terzo che, rispetto agli importi previsti nei decreti ministeriali, significa un balzo aggiuntivo del 4,35% rispetto allo scorso anno. A questo rialzo va aggiunto quello da sempre concesso, pari al tasso di inflazione programmata dal Governo, che per il 2026 è pari all’1,5%, per un totale pari al 5,85%”.

Lo afferma Massimiliano Dona, il presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Per fortuna poche scuole hanno sfruttato al massimo questo regalo ricevuto da Valditara, ma certo ha consentito a tutte di avere maggiori margini per alzare la spesa senza pagare il fio della colpa di aver accresciuto troppo i costi dei libri rispetto a quanto previsto, risultando più virtuose agli occhi delle famiglie”, prosegue Dona. “Ma il colpo di grazia per chi manda i figli a scuola arriva dall’escamotage che da anni la stragrande maggioranza delle scuole adotta per non rispettare i tetti e sfuggire così ad ogni vincolo, ossia lo stratagemma dei libri “consigliati”, come se fossero facoltativi e le famiglie poi non li acquistassero. Ed è qui che alcune scuole danno il peggio di sé, con aumenti doppi rispetto a quelli dei libri obbligatori e con superamenti dei tetti che arrivano anche oltre il 50%. In pratica, formalmente si sta sotto il costo massimo ammesso, ma nascondendo la mano lo si supera abbondantemente”, denuncia Dona.

A titolo di esempio, spiega l’Unc, “in una terza liceo scientifico di una provincia lombarda la spesa passa da 335,94 dell’anno scolastico 2025-2026 a 351,21 del 2026/2027, con un incremento del 4,55%, ma se si aggiungono i libri consigliati, si passa da 462,74 euro dello scorso anno a 508,11, con un balzo doppio del 9,8%. Se poi si fa il confronto con il tetto ministeriale pari a 331 euro, allora i libri obbligatori sforano del 6,1%, apparentemente sotto il 20% massimo permesso, peccato che se si aggiungono anche quelli opzionali lo scavalcamento arrivi al 53,5% e la spesa aggiuntiva irregolare sia pari a oltre 177 euro. In una prima liceo classico sempre di una provincia lombarda la spesa obbligatoria è bassa, 342,50, persino sotto il tetto originario di 346 euro, ma poi con i facoltativi si arriva a 747,65, superiore dell’80% anche rispetto al tetto maggiorato del 20%, con una stangata di ben 332 euro in più da pagare. Anche senza i libri accessori, la soglia per la terza di un liceo scientifico ora può salire da 331 euro a 397,20, +66,22 euro, anche se il record è per il terzo anno del classico, dove il limite di 395 euro lievita a 474 euro, +79 euro”. Insomma, “mentre i libri rincarano più o meno come negli anni passati, anche se come sempre più del tasso di inflazione programmata dell’1,5% (salvo nella scuola primaria dove il rialzo è esattamente dell’1,5% dato che i prezzi di copertina sono fissati con decreto), con un aumento medio per la scuola secondaria di primo e secondo grado del 2,3% contro il +2,4% dello scorso anno, la spesa sale ben oltre, salvo per le scuole che quest’anno hanno adottato la versione cartacea e digitale accompagnata da contenuti digitali integrativi per le quali il tetto si riduce del 10% o addirittura la versione digitale accompagnata da contenuti digitali integrativi e che beneficiano di un taglio del 30%”.

“Il fatto grave è che Valditara è recidivo. Già lo scorso anno aveva innalzato la soglia storica del 10% al 15%. Non contento, quest’anno è passato al 20%. In pratica in 2 anni ha raddoppiato il limite di tolleranza. Una vergogna. E intanto i libri scolastici continuano a non essere detraibili dalle tasse e permane lo scandaloso divieto di poter fare sconti superiori al 15% del prezzo di copertina, persino sotto forma di buoni spesa. Da anni siamo gli unici a fare questa battaglia per abolire quella legge assurda (ndr. Legge n. 128/ 2011, peggiorata con Legge n. 15/2020) che costituisce un grave ostacolo alla concorrenza. Per favorire i librai, si sono danneggiate le famiglie. Un capolavoro”, conclude Dona. Anche l’Antitrust ha accolto il nostro appello, evidenziando che all’incidenza “delle spese di acquisto dei libri scolastici, rileva direttamente la limitazione degli sconti sui libri di testo, fissati dalla legge nella misura massima del 15% del prezzo di copertina. A fronte della funzione sociale dell’istruzione e dell’obbligatorietà dei libri di testo, appare inappropriato che i costi di sostegno agli operatori del settore siano addossati alle famiglie dei consumatori, posto che esistono strumenti alternativi di sostegno pubblico alle imprese (es. crediti d’imposta o incentivi diretti), effettivamente già applicati nell’editoria giornalistica, che potrebbero essere applicati per sostenere editoria scolastica e distribuzione tradizionale”.

 Confesercenti, basta accuse infondate, librai sono argine a rincari

“L’aumento dei prezzi dei libri di testo – intorno al 2% annuo – è rimasto contenuto perché gli editori hanno compresso i margini riconosciuti ai punti venditi. Margini che, negli ultimi 20 anni, sono scesi dal 25% circa all’attuale 13-15%”. Così Antonio Terzi, Presidente del Sindacato Italiano Librai SIL Confesercenti, prendendo parola in merito “ad alcuni ‘studi’, diffusi alla stampa da varie associazioni, che indicano librerie e cartolibrerie come responsabili del caro libri”.

“La riduzione dei margini, insieme all’inverno demografico e alla contrazione della platea dei lettori, ha portato alla moria dei punti vendita. I dati sulle imprese parlano chiaro: tra il 2019 e il 2025 l’Italia ha perso quasi 8mila librerie e cartolibrerie, un calo del 23,8% in soli sei anni. Esercizi che spariscono da comuni di ogni dimensione. Un fenomeno che non risparmia nessun territorio, comprese le realtà dove la libreria spesso è – o era – l’unico presidio culturale rimasto”, sottolinea Terzi.

“Da anni chiediamo, inascoltati, alla politica di avviare un confronto sul tema”, continua Terzi. “Più delle polemiche, infatti, sarebbe utile cercare soluzioni che tengano insieme le esigenze dell’utenza e l’impellente necessità che non spariscano altri servizi dai territori. Confesercenti e il SIL non si rassegnano a veder proseguire questa tendenza, e nemmeno ad accettare che la categoria venga ingiustamente additata come ‘fonte’ degli aumenti. Una categoria che, invece, sin da giugno si sta indebitando: i fornitori dei testi delle scuole, infatti, vengono pagati nel momento in cui consegnano i libri agli esercenti, non al momento in cui questi vengono venduti ai consumatori finali. Un sacrificio che le librerie e le cartolibrerie fanno per permettere il regolare funzionamento di tutto il sistema. A pagare il prezzo delle chiusure, quindi, non saranno solo gli imprenditori, ma anche i consumatori. Quando si acquista un libro di scuola non conta solo il prezzo sul retro di copertina, conta poter contare su qualcuno che risponde, che consiglia, che risolve un problema. Un valore di cui solo chi ha una libreria sotto casa può ancora beneficiare e che, chiusura dopo chiusura, stiamo rischiando di perdere per sempre”.

Codacons, libri testo e materiali siano detraibili dalle tasse

“Con l’avvio del nuovo anno scolastico, la spesa per libri di testo, corredo e materiale può raggiungere fino a 1.300 euro a studente. Per alleggerire il peso sui bilanci familiari, il Codacons chiede oggi al governo di rendere detraibili dalle tasse anche libri di testo, quaderni, cancelleria e materiale didattico necessario alla frequenza scolastica”. Così l’associazione in una nota.

“Oggi la normativa prevede agevolazioni fiscali per una serie di spese legate alla frequenza scolastica, ma lascia fuori proprio alcune delle voci che ogni anno incidono maggiormente sui bilanci familiari, a partire dai libri di testo e dal materiale di cancelleria acquistati autonomamente, spesa che può raggiungere in Italia i 1.300 euro a studente – denuncia il Codacons – Una situazione paradossale, considerato che non si tratta di consumi voluttuari o facoltativi, ma di acquisti necessari per consentire agli studenti di seguire le lezioni e assolvere all’obbligo scolastico”. “Non è comprensibile che una famiglia possa portare in detrazione alcune spese legate alla scuola ma non possa fare altrettanto con i libri di testo e il materiale didattico che è obbligata ad acquistare. Per questo il Codacons chiede al governo di intervenire con la prossima manovra economica, estendendo la detrazione Irpef del 19% agli acquisti documentati di libri di testo, quaderni, cancelleria, materiale tecnico e artistico e strumenti didattici richiesti dagli istituti scolastici”, prosegue il Codacons, secondo cui si tratterrebbe di una misura “che consentirebbe di alleggerire concretamente il peso della scuola sui bilanci familiari e che dovrebbe essere riconosciuta a tutte le famiglie, senza trasformare ancora una volta un intervento di carattere generale in un bonus limitato esclusivamente a determinate fasce di reddito”. “Se l’istruzione è un diritto costituzionalmente garantito, anche il fisco deve trattare in modo coerente le spese necessarie a esercitarlo. Libri e materiale scolastico non sono un lusso: sono strumenti indispensabili per studiare”, conclude il Codacons.

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