È prematuro dire che ha fatto tutto il padre ed è ancora sotto indagine il ruolo della madre. Insomma, dopo i primi risultati dell’autopsia sulla famiglia di Pietralata, realizzata dai medici legali della Sapienza di Roma coordinati dal professor Vittorio Fineschi, restano ancora diversi interrogativi a cui rispondere.
A quanto apprende LaPresse, bisognerà attendere i risultati di una serie di analisi effettuate dal team di Medicina Legale. Non ci sono ancora oggettività che avvalorino l’ipotesi di un’unica mano. La situazione sarà chiara solo dopo quello che emergerà dall’esame balistico e soprattutto da quello tossicologico. Questo permetterà di chiarire se la bambina dormisse al momento degli spari, ma anche se la madre fosse o meno cosciente. Si tratterà di esami importanti anche per gli investigatori.
Esami tossicologici chiariranno ruolo madre
Sono due gli aspetti da chiarire, in merito all’omicidio-suicidio di Pietralata in cui hanno perso la vita padre, madre e la figlia di 5 anni: le condizioni della piccola al momento del decesso, con l’eventuale presenza di farmaci nell’organismo, e un possibile ruolo attivo della madre. Saranno i risultati delle ulteriori indagini tossicologiche a fare piena luce su questi elementi. Lo apprende LaPresse dopo le prime evidenze dell’autopsia realizzata dai medici legali della Sapienza di Roma coordinati dal professor Vittorio Fineschi. Occorrerà attendere i risultati degli esami biologici per capire anche se madre e figlia fossero addormentate al momento degli spari. La presenza di elementi non univoci, come le tracce di polvere da sparo sui corpi, lascia aperte una serie di domande. Per questo si procede con estrema cautela. Saranno necessari pochi giorni per avere gli esiti degli esami che potranno chiarire la dinamica.
4 i proiettili sparati, uno solo alla tempia
Sono quattro i proiettili sparati nella tragedia di Pietralata in cui hanno perso la vita il padre Luca Abbasciano, la madre Valentina Pambianco e la figlia di 5 anni, insieme al cane di famiglia. I quattro colpi hanno ucciso, oltre alla famiglia, anche l’animale. Uno solo è stato indirizzato alla tempia.
Di Grazia (MedBunker) su caso Pietralata, in Messico una finta cura
Avrebbe fatto diversi viaggi in Messico la famiglia di Pietralata con una bimba colpita da una gravissima disabilità, per una terapia sperimentale basata sull’impiego di radiofrequenze e campi elettromagnetici. “Sappiamo che non si tratta di una terapia, ma di una delle tantissime false cure che si trovano in giro per il mondo. Costosissime, elaborate, vendute come sicure ed efficaci, sono praticamente inutili e in certi casi pure dannose”. A dirlo a LaSalute di LaPresse è Salvo Di Grazia, specialista in Ginecologia e divulgatore che da anni, sul sito MedBunker – Le scomode verità, smonta le fake news in medicina.
Nel caso di Pietralata, la clinica del neuroscienziato messicano José Roberto Trujillo offre “un macchinario che usa frequenze radio e onde elettromagnetiche (più o meno come nelle apparecchiature per la risonanza magnetica degli ospedali) per curare tutto, dai tumori alle malattie neurologiche fino a Covid-19. Una finta cura totalmente campata in aria”, scandisce Di Grazia.
Pseudocure proposte a famiglie disperate
“Se una terapia esiste e funziona, si userebbe in qualsiasi ospedale del nostro Paese e, con il Ssn, sarebbe anche somministrata gratuitamente. Per quale strano motivo bisognerebbe andare in Messico e spendere trecentomila euro per curarsi? Un motivo c’è: un ciarlatano in attesa”. Le scomode verità, smonta le fake news in medicina, intervenendo sulla tragedia di Pietralata. Il caso Stamina è stato vano? “Ci ha mostrato come le illusioni, ben confezionate, presentate come possibilità reali, possano convincere chiunque. Queste pseudocure sono proposte continuamente alle famiglie con un problema di salute serio. Tutte descritte come efficaci, senza rischi e in fondo economiche. Ai tempi di Stamina si compravano cellule staminali, nel caso della famiglia di Pietralata radiazioni. Ma c’è anche chi ha pagato trentamila euro per una flebo di bicarbonato per curare il cancro. E purtroppo è morto”.
