Politica

Elezioni: Salvini stoppa election day, Meloni difende legge elettorale e attacca ‘Pd vuole ribaltoni’

 

 

Voto in autunno, a scadenza naturale. Oppure election day in primavera, mettendo insieme Politiche e Amministrative (che devono essere indette tra il 15 aprile e il 15 giugno).

Guadagnato il titolo di Governo più longevo della storia della Repubblica, il traguardo successivo che Giorgia Meloni e compagni possono mettere nel mirino è quello di rimanere in sella fino a fine della legislatura. Strategia e sondaggi, però, invitano alla cautela.

C’è la variabile Vannacci, certo, con l’incognita di capire se l’ascesa di Futuro nazionale è una curva nata per durare o una bolla destinata a sgonfiarsi dopo i primi fuochi iniziali. Ma non solo.

Anche la manovra è un tema nei ragionamenti tra i parlamentari: arrivare all’autunno consentirebbe di “mettere a frutto” le misure approvate, dal momento che gli elettori avrebbero più tempo per godere di riduzioni delle tasse, bonus e incentivi vari. Votare ad aprile, l’11 o il 18 aprile, o a maggio, il 23 o il 30 con le grandi città, di contro, risparmierebbe al Governo di percorrere ‘l’ultimo miglio’, spesso caratterizzato da distinguo e battibecchi crescenti tra alleati. Giorgia Meloni, mentre si gode il record di longevità, prova a ‘prenotare’ il bis, senza però sbilanciarsi sulle date. “Il prossimo anno torneremo davanti ai cittadini con quello che abbiamo fatto, con quello che resta da fare e con la nostra idea di futuro. E saranno ancora una volta loro a decidere se meritiamo di continuare questo cammino”, mette nero su bianco sui social. Poi dal palco di Bari difende la legge elettorale e attacca le opposizioni: “Proponiamo che alle prossime elezioni gli italiani possano scegliere la coalizione, il programma e il candidato premier da proporre al capo dello Stato.

Significa niente ribaltoni, manovre di Palazzo come vorrebbe fare il Pd anche questa volta.

In ogni caso, mentre il Pd smentisce contatti con FdI per una possibile convergenza sull’election day (anche se ai dem l’appuntamento elettorale unico non dispiacerebbe, visto che puntano alla riconferma dei loro sindaci nelle grandi città), è Matteo Salvini a stoppare l’ipotesi circolata nelle ultime ore. “Stiamo festeggiando il governo più longevo della storia della Repubblica, perché interrompere prima l’enorme lavoro che tutti stiamo facendo. C’è una scadenza che è autunno 2027”, dice chiaro il leader leghista.

Politiche e Comunali separate, quindi? “Certo – risponde -. La scadenza delle Amministrative è per norma in primavera, poi votano tante città importanti da Milano a Roma, Bologna, Torino, Napoli, e poi in autunno gli italiani sceglieranno fra il centrodestra e il campetto”. Anche l’altro vicepremier Antonio Tajani sembra spingere le elezioni più in là. “C’è ancora tanto da fare, lo sappiamo, e in questo ultimo anno di lavoro che manca io, insieme ai ministri di Forza Italia, al presidente del Consiglio e a tutti i colleghi della coalizione del centrodestra lavoreremo senza sosta per non tradire mai la fiducia degli italiani”, scrive sui social il leader azzurro dopo aver festeggiato il record dei 1.413 giorni di Governo. Anche in FdI, però, si guarda lontano. “Noi finiremo la legislatura e sarà anche la legislatura più lunga della storia”, azzarda da Bari il responsabile Organizzazione del partito Giovanni Donzelli, che però poi aggiunge: “Arriverà a scadenza naturale a meno di grandi scossoni. Se le cose proseguono, l’obiettivo è arrivare a finire la legislatura, poi ci presenteremo agli italiani e il bilancio, oltre agli illustri commenti che ascoltiamo ogni giorno, lo faranno gli italiani”.

A sinistra Giuseppe Conte sembra rispondere alla sfida. “In primavera o quando sarà, noi saremo sempre pronti. Già in autunno avremo un programma condiviso. Non siamo assolutamente in ritardo”, dice chiaro, rimandando allo step successivo le primarie per la scelta del leader.

Il presidente M5S non sembra disposto ad avallare altre strade: “È perfettamente legittima la pretesa del segretario del maggiore partito, il Pd, di poter aspirare a essere il candidato premier di tutta la coalizione. Però attenzione, è la prima volta che andiamo in coalizione, e non possiamo noi, e io immagino gli altri partiti, accettare che ci sia questa regola che dovrebbe essere applicata per la prima volta. Siamo in un contesto completamente diverso rispetto a quello del centrodestra”. Sarà la legge elettorale a decidere se il campo largo dovrà accelerare le operazioni o meno. E, dopo l’ok allo Stabilicum in terza lettura alla Camera, anche il destino della legislatura potrebbe essere più chiaro.

Foto la presse

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