Cronaca

Pietracatella: fonti, finora nessuna traccia di ricina nei 131 reperti di casaù

 

Non sarebbero emerse finora tracce di ricina dalle prime analisi effettuate sui 131 reperti prelevati il 30 luglio nell’abitazione della famiglia Di Vita a Pietracatella, in provincia di Campobasso, nell’ambito dell’inchiesta sulla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia quindicenne Sara Di Vita. È quanto si apprende da fonti qualificate. Il dato non è ancora definitivo: i campioni, trasferiti nei laboratori del Robert Koch-Institut di Berlino, saranno sottoposti a ulteriori verifiche. Al momento, come già precisato dalla procuratrice di Larino Elvira Antonelli, non risultano depositate le relazioni dei consulenti tedeschi. Il sopralluogo del 30 luglio era stato disposto proprio per cercare nell’abitazione e nei locali annessi eventuali tracce di ricina o di altre componenti riconducibili al Ricinus communis. L’inchiesta sulla morte di madre e figlia resta contro ignoti per l’ipotesi di duplice omicidio volontario aggravato dal mezzo venefico.

 Verso proroga per consulenti ricina, nuovi esami sui reperti

Si va verso una richiesta di proroga da parte dei consulenti impegnati negli accertamenti scientifici sul caso dell’avvelenamento da ricina di Antonella Di Ielsi e della figlia quindicenne Sara Di Vita, morte a Pietracatella, in provincia di Campobasso, nel dicembre scorso. Alla scadenza dei termini previsti per le prime risultanze, a fine mese, gli esperti chiederanno altro tempo per completare le analisi, anche attraverso nuove verifiche sui reperti raccolti durante il sopralluogo del 30 luglio nell’abitazione della famiglia Di Vita. La procuratrice di Larino Elvira Antonelli aveva già fatto sapere di ritenere probabili richieste di proroga di trenta giorni, sottolineando che le attività sono “numerose e complesse” e precisando che al momento non è stata depositata alcuna relazione dei consulenti tedeschi. L’incarico è stato conferito il 29 giugno scorso a Pavia a Christian Herzog, direttore del Centro per i rischi biologici e i patogeni speciali del Robert Koch-Institut di Berlino, Sylvia Worbs, esperta del laboratorio per le tossine biologiche dello stesso istituto, e Luca Morini, tossicologo forense dell’Istituto di medicina legale dell’Università di Pavia. Al pool tecnico partecipano inoltre Carlo Locatelli, direttore del Centro antiveleni Maugeri di Pavia, e il chimico forense Daniele Merli, già coinvolti negli accertamenti sulla ricina. Il fascicolo di indagine a carico di ignori per omicidio volontario aggravato dal mezzo venefico è stato aperto nell’aprile del 2026, in seguito al riscontro della ricina identificata nei campioni organici di mamma e figlia grazie ai test svolti al Centro antiveleni Maugeri di Pavia. Il primo alert risale all’inizio di marzo 2026.

RED

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