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Bologna: azzerata per la prima volta lista d’attesa per i nidi

on la riapertura dei nidi d’infanzia avvenuta questa settimana, la città raggiunge quest’anno un risultato mai raggiunto prima: è stata azzerata la lista d’attesa per tutti i bambini dai 9 ai 36 mesi, la fascia di età delle sezioni medi e grandi. È il risultato di anni di investimenti e dell’apertura progressiva di nuove sezioni nei territori dove la domanda delle famiglie era maggiore. La capacità ricettiva complessiva della rete dei nidi arriva quest’anno a 3.015 posti. La lista d’attesa nel 2022 contava 449 bambini, mentre oggi i nidi comunali sarebbero in grado di assorbire ancora 38 richieste.

Con l’apertura dell’8 settembre sono state inaugurate le nuove sezioni dei nidi Anna Serra e Coop Azzurra, a gennaio apriranno Marzabotto e Menghini, mentre nel 2027 arriveranno Federzoni e Barbacci.

“A Bologna la scuola è per tutti – ha affermato il sindaco Matteo Lepore – E oggi possiamo dirlo con un risultato concreto: per la prima volta abbiamo azzerato la lista d’attesa dei nidi per tutti i bambini dai 9 ai 36 mesi. È un risultato importante, di cui siamo orgogliosi, che arriva dopo anni di lavoro e di investimenti. Non è successo per caso: abbiamo aperto nuove sezioni e aumentato progressivamente i posti dove c’era maggiore domanda”.

“Più posti – ha aggiunto – significa una risposta concreta alle famiglie, ma significa anche garantire a tutte le bambine e a tutti i bambini l’accesso a un servizio educativo di qualità. Il nido non è soltanto un servizio per le famiglie: è educazione, inclusione, equità e un investimento sulle opportunità di ogni bambina e di ogni bambino”.  Un risultato importante riguarda anche i bambini più piccoli. In soli due anni la lista d’attesa per le sezioni lattanti si è ridotta di oltre due terzi, passando da 163 a 52 bambini.

La domanda per i lattanti ha caratteristiche diverse rispetto a quella per i bambini più grandi. Si tratta di bambini molto piccoli, per i quali in passato le famiglie preferivano un accudimento a casa nei primi mesi di vita. Oggi, però, le condizioni di vita e di lavoro delle famiglie stanno cambiando e cresce la necessità, per molte donne, di rientrare al lavoro già nel primo anno di vita del figlio.

La crescita della domanda per i lattanti riguarda in particolare professioniste, partite Iva, lavoratrici autonome e persone con contratti brevi, per le quali il rientro al lavoro può avvenire molto presto. Questo avviene mentre le nascite diminuiscono.

“Anche sui più piccoli il passo avanti è netto – prosegue Lepore – Ma sappiamo che la domanda sta cambiando e dobbiamo continuare a rispondere a questa nuova esigenza delle famiglie”.

Con le prossime inaugurazioni, sarà possibile assorbire completamente la domanda anche di questa fascia d’età così delicata.

L’investimento sull’offerta dei posti è accompagnato da una particolare attenzione all’accessibilità economica dei servizi.

Per i nidi comunali, con il bonus Inps, la retta è azzerata per le famiglie con Isee fino a 25.499 euro, con un sistema progressivo che va da pochi euro fino a 458,63 euro per ISEE superiori a 40.000 euro o in assenza di Isee.

Anche per i nidi privati convenzionati il sistema di contributi comunali e bonus Inps consente di mantenere rette fortemente calmierate, con azzeramento della retta fino a 12.000 euro di ISEE e un massimale di 854 euro per ISEE superiori ai 50.000 euro.

Bologna continua così a garantire un’offerta di servizi per la prima infanzia tra le più ampie del Paese: i posti nei nidi sono pari al 52% dei bambini residenti tra zero e due anni, un dato molto superiore alla media nazionale, che ha già raggiunto e superato abbondantemente gli obiettivi stabiliti a Barcellona dal Consiglio Europeo per il 2030 (45% per i bimbi sotto i 3 anni).

“Se cambiano le famiglie e cambia il mondo del lavoro, devono cambiare anche i nostri servizi – sottolinea Lepore – Noi continueremo a investire per dare risposte alle famiglie, ma c’è una parte della sfida che deve essere affrontata a livello nazionale”.

“Finché il primo anno di vita di un bambino resterà prevalentemente a carico delle madri, sarà difficile costruire una vera parità. Congedi di maternità e paternità, sostegno al lavoro e servizi per l’infanzia devono essere pensati insieme. Un congedo di paternità più lungo e realmente paritario sarebbe un investimento importante quanto quello sui nidi”.

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