Il nuovo rialzo di 0,25 punti percentuali deciso dalla Banca centrale europea, che porta il costo del denaro dal 2,25% al 2,50%, rischia di rendere più costosi mutui e finanziamenti proprio mentre il credito alle famiglie italiane è tornato a crescere. Secondo i calcoli della Fabi, un mutuo da 150mila euro a 30 anni può aumentare di 128 euro al mese.
La nuova stretta monetaria arriva dopo una fase storica di progressiva riduzione del costo del denaro che ha accompagnato la ripresa dei prestiti, in particolare quelli destinati all’acquisto delle abitazioni e ai consumi. Nei primi sette mesi del 2026, lo stock complessivo di mutui, credito al consumo e prestiti personali è aumentato di 12,92 miliardi di euro (+1,9%) rispetto alla fine del 2025. A trainare la crescita sono stati soprattutto i mutui – aumentati di 9,16 miliardi (+2,1%) da dicembre 2025 – seguiti dal credito al consumo, cresciuto di 4,61 miliardi (+3,5%). Continuano invece a diminuire gli altri prestiti, scesi di 0,85 miliardi (-0,8%). Il cambio di scenario della politica monetaria potrebbe ora rallentare questa dinamica. L’aumento del costo del denaro può tradursi progressivamente in condizioni meno favorevoli per chi deve accendere un nuovo mutuo o ricorrere a un finanziamento. Ad esempio, prendendo come riferimento il passaggio da un tasso del 3,00% al 4,50%, per un nuovo mutuo da 150.000 euro l’incremento della rata mensile varia da 106,16 euro a 127,62 euro, a seconda della durata del finanziamento.
L’impatto di una risalita dei tassi diventa più evidente osservando le rate dei nuovi mutui. Su un finanziamento da 150.000 euro, il passaggio dal 3,00% al 4,50% comporterebbe un aumento della rata di 106,16 euro al mese su una durata di 10 anni, 111,62 euro su 15 anni e 117,08 euro su 20 anni. Per le durate più lunghe, l’incremento salirebbe a 122,43 euro al mese su 25 anni e 127,62 euro su 30 anni. Su base annua, la maggiore spesa per un mutuo da 150.000 euro sarebbe di 1.273,98 euro su 10 anni, 1.339,41 euro su 15 anni, 1.404,93 euro su 20 anni, 1.469,18 euro su 25 anni e 1.531,46 euro su 30 anni. L’effetto cresce all’aumentare dell’importo finanziato. Su un mutuo da 200.000 euro, la differenza mensile varia da 141,55 euro su 10 anni a 170,16 euro su 30 anni. Per un finanziamento da 250.000 euro, l’incremento passa da 176,94 euro a 212,70 euro al mese. Le simulazioni non rappresentano una previsione dei tassi che saranno effettivamente applicati dalle banche, ma consentono di misurare gli effetti che differenti livelli del costo del credito possono produrre sulle rate dei nuovi finanziamenti.
Il rialzo di 0,25 punti percentuali, che porta il costo del denaro al 2,50%, sottolinea la Fabi, si innesta su una tendenza che si è progressivamente rafforzata negli ultimi anni. Dopo la flessione registrata nel 2023, i finanziamenti destinati all’acquisto delle abitazioni hanno ripreso a crescere e la tendenza è proseguita anche nel 2026. Lo stock dei mutui alle famiglie è passato da 424,65 miliardi di euro nel 2023 a 426,22 miliardi nel 2024, per poi salire a 440,52 miliardi alla fine del 2025 e raggiungere 449,68 miliardi a luglio 2026. Nei soli primi sette mesi di quest’anno l’aumento è stato quindi di 9,16 miliardi di euro, pari al’ 2,1%. Il dato conferma che la ripresa non è più soltanto un primo segnale di inversione di tendenza, ma un fenomeno che si è consolidato nel tempo. Il nuovo rialzo dei tassi arriva dunque in una fase nella quale il mercato dei finanziamenti per la casa aveva ritrovato slancio, aprendo un nuovo scenario per i prossimi mesi. Complessivamente, nei primi sette mesi del 2026, il credito alle famiglie, comprensivo di mutui, credito al consumo e altri prestiti, è aumentato di 12,92 miliardi di euro, pari all’1,9% rispetto alla fine del 2025, passando da 683,89 miliardi a 696,81 miliardi. La parte più consistente dell’incremento è riconducibile ai mutui, passati da 440,52 miliardi a 449,68 miliardi, con 9,16 miliardi in più (+2,1%). La crescita più sostenuta in termini percentuali riguarda invece il credito al consumo, salito da 131,17 miliardi a 135,78 miliardi, con un incremento di 4,61 miliardi (+3,5%). Si muovono in direzione opposta gli altri prestiti, cioè i finanziamenti non legati a una specifica finalità, scesi da 112,19 miliardi a 111,34 miliardi, con una diminuzione di 0,85 miliardi (-0,8%). Il quadro mostra quindi una crescita selettiva del credito: le famiglie stanno ricorrendo maggiormente ai finanziamenti soprattutto per la casa e per gli acquisti di beni e servizi, mentre continua a ridursi lo stock degli altri prestiti.
