“È una legge truffa, sbagliata nel merito e nel metodo. Nel metodo perché è stata scritta e approvata a colpi di maggioranza su input di una Giorgia Meloni disperata che, dopo aver fallito tutte le promesse e le riforme annunciate, si cuce su misura un nuovo sistema elettorale per evitare la sconfitta al prossimo giro. Hanno respinto tutti gli emendamenti delle opposizioni, a iniziare da quello per introdurre preferenze vere al posto delle preferenze finte proposte da loro”.
Lo dice in un’intervista a Repubblica la segretaria del Pd Elly Schlein, dopo il via libera del Senato alla riforma della legge elettorale. “È incostituzionale per tanti aspetti. Intanto il premio di maggioranza è abnorme: chi vince può ottenere un numero di seggi che si avvicina pericolosamente alle soglie di garanzia per eleggere il presidente della Repubblica”, spiega. “Scassa cioè il bilanciamento di pesi e i contrappesi previsto nelle nostre istituzioni per impedire che tutto il potere si concentri nelle mani di chi governa. Ma non sono stupita”, aggiunge, “il potere e come preservarlo è da sempre l’ossessione della destra. Con l’indicazione obbligatoria del candidato premier, Meloni prova a fare con legge ordinaria ciò che non le è riuscito col premierato”.
Qual è la cosa che le piace meno? “Il mix fra capilista bloccati e abolizione dell’alternanza genere fa sì che avremo un Parlamento a prevalenza maschile e di nominati”, evidenzia Schlein. “Una simulazione fatta sull’attuale composizione delle Camere dimostra che, se questa legge fosse stata in vigore nel ‘22, sarebbe stato eletto con le preferenze solo un parlamentare su 5. L’80% sarebbe stato designato i partiti. Anche qui: Meloni aveva promesso di restituire agli elettori la libertà di scelta, poi però come al solito è stata incoerente: per non perdere la legge, ha perso la faccia”.
Riguardo l’alternanza di genere “non è prevista per i capilista, quelli cioè che hanno il seggio sicuro, l’hanno cancellata. In teoria potranno essere tutti uomini. L’ho già detto: non ce ne facciamo niente di una presidente del Consiglio donna che non aiuta le altre donne. Perciò lancio un appello alle deputate: ribellatevi e affossiamo insieme questa schifezza”. “La stabilità è un valore, ma non si può raggiungere schiacciando la rappresentanza. Per la giurisprudenza costituzionale i due principi vanno tenuti in equilibrio”. Meloni ha minacciato il voto anticipato se la legge elettorale dovesse naufragare. “Più che una minaccia è una speranza per il Paese. Prima si vota, meglio è per gli italiani che fin qui non hanno ricevuto una sola risposta sul caro vita, il caro bollette, le liste d’attesa in sanità”, spiega ancora la segretaria del Pd.
