di Emilio Orlando
(LaPresse) – Perquisizioni della Direzione distrettuale antimafia di Roma nei confronti del presidente della Banca del Fucino Mauro Masi, dell’amministratore delegato Francesco Maiolini e di Luigi Bisignani: al centro dell’inchiesta c’è l’ipotesi di una strategia coordinata fatta di notizie ritenute false, campagne mediatiche e pressioni per alterare il valore delle azioni della Lazio e costringere Claudio Lotito a cedere il controllo del club. È questa la contestazione che ha portato i carabinieri del Nucleo Investigativo a eseguire i decreti di perquisizione delegati dalla Procura capitolina. Secondo i magistrati, le condotte sarebbero state portate avanti dal giugno 2024 fino a oggi. L’ipotesi di reato è quella di manipolazione del mercato: gli indagati, “agendo in concorso tra loro e con terzi”, avrebbero diffuso informazioni considerate non veritiere attraverso social network, la testata online Millenovecento e articoli pubblicati su uno storico quotidiano romano. Tra le notizie finite sotto la lente degli investigatori figurano la presunta vendita imminente del 67% della Lazio, il presunto dissesto delle società riconducibili a Lotito e l’asserito progetto di una retrocessione volontaria per incassare il cosiddetto paracadute da 35 milioni di euro. Per la Dda si tratta di contenuti “concretamente idonei a provocare una sensibile alterazione del prezzo delle azioni” della società biancoceleste. L’indagine nasce dalle numerose denunce presentate dal presidente della Lazio, che tra giugno e luglio 2025 aveva segnalato una campagna diffamatoria e intimidatoria culminata con striscioni, post sui social, e-mail, telefonate e minacce di morte. Nel decreto vengono richiamati gli episodi di piazza del Parlamento, piazza San Lorenzo in Lucina e la pubblicità aerea con lo slogan “Lotito libera la Lazio”, elementi che gli inquirenti inseriscono in “un disegno più ampio e unitario” volto sia a deprimere il valore del titolo quotato in Borsa sia a indurre l’azionista di maggioranza a vendere il pacchetto di controllo. Gli investigatori evidenziano inoltre contatti telefonici tra gli indagati in concomitanza con la preparazione e la pubblicazione di alcuni articoli dedicati alla Lazio. Il materiale sequestrato – documentazione cartacea, chat, e-mail e dispositivi elettronici – servirà ora a ricostruire i rapporti tra i soggetti coinvolti e ad accertare l’eventuale esistenza di altri partecipi al presunto accordo criminoso. “Ma quale complotto, questo è un autogol di Lotito che anziché parlare con i tifosi li denuncia. L’ha già fatto una volta e gli è andata male. Andrà male anche questa volta”, ha affermato al Tg1 Luigi Bisignani. “La battaglia per chiedere una Lazio fortissima, perché essere laziali significa tramandare una fede di padre in figlio in nipote, quella la farò sempre”, ha aggiunto. Anche Mauro Masi respinge con decisione ogni addebito: “Sono basito. Sono accuse totalmente false. La mia colpa è quella di essere, come tantissimi a Roma e in Italia, tifoso della Lazio. Ho la più totale fiducia nella magistratura e per questo ho già dato mandato al mio avvocato” Fabio Lattanzi “di presentare denuncia per calunnia”, dice Masi. Sulla vicenda è intervenuta anche la Banca del Fucino con una nota ufficiale, precisando che l’istituto non è indagato né destinatario di alcun provvedimento. La banca afferma di non aver “mai finanziato, direttamente o indirettamente, alcuna iniziativa, campagna o attività riconducibile alle vicende oggetto dell’indagine”, aggiungendo di non detenere azioni della S.S. Lazio” e ha annunciato la tutela della propria reputazione nelle sedi competenti.
