Economia e Lavoro

Lavoro: sindacati, intesa su rinnovo Ccnl Farmacie Speciali, aumenti fino a 220 euro

Raggiunta l’intesa sul rinnovo del Contratto Collettivo nazionale applicato alle lavoratrici e ai lavoratori delle Farmacie speciali, gestite o partecipate dagli Enti Locali. L’ipotesi di accordo è stata sottoscritta da Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs e da Assofarm, sottolineano i sindacati, secondo cui si tratta di “un risultato importante, frutto di una trattativa nella quale le organizzazioni sindacali hanno puntato a recuperare e aumentare il potere d’acquisto, valorizzare le professionalità e migliorare concretamente le condizioni di lavoro”.

“L’intesa, siglata dopo 20 mesi di trattativa, – affermano Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs – sancisce un cambio di passo significativo improntato ad una visione prospettiva e condivisa. Il nuovo impianto coniuga aumenti salariali, riconoscimento delle professionalità e nuove tutele, istituendo sedi paritetiche di confronto costante finalizzate a governare l’evoluzione del settore. L’Ipotesi di accordo è stata raggiunta dopo un lungo e importante percorso di mobilitazione che ha visto il coinvolgimento e la partecipazione di tantissime lavoratrici e lavoratori in ogni territorio e rappresenta un risultato fondamentale che valorizza fortemente il ruolo della contrattazione”.

“Un risultato storico – concludono le tre sigle – perché nel settore delle farmacie per la prima volta il contratto delle farmacie pubbliche Assofarm viene firmato prima del contratto delle farmacie private Federfarma”. Ora la parola, si sottolinea, passa alle lavoratrici e ai lavoratori che saranno chiamati ad esprimersi sull’intesa nel passaggio assembleare.

Il nuovo contratto, si sottolinea da parte dei sindacati, interviene in maniera significativa sia sulla parte economica sia su quella normativa, con particolare attenzione anche alle lavoratrici e ai lavoratori inquadrati contrattualmente ai livelli più bassi.Sul piano economico, l’aumento arriva a 220 euro mensili a regime al primo livello, attraverso quattro tranche a partire da ottobre 2026, con una nuova scala parametrale che rafforza gli incrementi per gli inquadramenti più bassi ed elimina il sesto livello. Prevista inoltre una una tantum di 500 euro al primo livello, da corrispondere in due tranche nel 2027. Sul fronte del recupero del potere d’acquisto, l’accordo prevede un meccanismo di adeguamento salariale nel caso in cui l’andamento dell’inflazione superasse le previsioni.

Dal primo ottobre 2026 sarà introdotta anche una indennità professionale di 30 euro mensili per i farmacisti, cui si aggiungono 20 euro mensili per i farmacisti vaccinatori che partecipano effettivamente alle attività vaccinali. Per questi ultimi, l’incremento complessivo può quindi raggiungere 270 euro mensili a regime. L’indennità professionale non è comunque subordinata all’obbligo di svolgere particolari servizi: rappresenta il riconoscimento contrattuale della professionalità della farmacista e del farmacista. Si tratta di un punto particolarmente importante. La farmacia sta cambiando e la Farmacia dei Servizi è destinata ad assumere un ruolo sempre più rilevante. Per questo il rinnovo prevede anche un percorso permanente di confronto a livello nazionale e regionale, sulla trasformazione della farmacia, sull’organizzazione del lavoro, delle professionalità, della formazione e della sicurezza.

Importanti, si sottolinea, anche le novità normative: aumentano le maggiorazioni per il lavoro domenicale e festivo, che passano al 40% e, oltre le 96 ore annue, al 60%; un riconoscimento concreto del disagio e della disponibilità richiesti a chi lavora nelle giornate normalmente dedicate al riposo. Sul fronte del part-time, l’accordo stabilisce invece che il lavoro a tempo parziale non può essere inferiore a 16 ore settimanali.

“Proprio per evitare situazioni capaci di generare un conflitto tra i doveri deontologici del medico e finalità di sicurezza che non gli competono – dice ancora Anelli – avevamo già auspicato una modifica della normativa, nel senso di introdurre una netta distinzione tra l’atto medico, quale la certificazione sanitaria finalizzata esclusivamente alla valutazione dello stato di salute della persona, e l’atto autorizzativo del provvedimento di trattenimento o trasferimento nei Cpr”.

“Ribadiamo, quindi, con fermezza che l’autonomia e l’indipendenza della professione medica costituiscono garanzie poste a tutela di tutti. Devono essere esercitate con rigore, responsabilità e nel rispetto della legge, ma non possono essere sottoposte a pressioni politiche o ideologiche”, conclude il presidente Fnomceo.

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