La guerra di Trump

Un rapporto che rivela il disastro militare ed economico della guerra USA nel Golfo

A Lebanese man walks on the rubble of a mosque that was destroyed in an Israeli strike during the war with Hezbollah in Froun village, southern Lebanon, Thursday, July 16, 2026. (AP Photo/Mohammed Zaatari)

 

di Balthazar

 

Il mito della supremazia bellica americana e della sua inespugnabile macchina bellica si è infranto contro la dura realtà della logistica, dei numeri e del logoramento strutturale nella Guerra del Golfo.

Mentre per mesi la retorica ufficiale di Washington ha derubricato gli attacchi iraniani a meri tentativi di disturbo – puntualmente neutralizzati dalle difese antiaeree – la pubblicazione del rapporto dell’Ispettore Generale del Dipartimento della Difesa statunitense ha svelato un quadro di perdite materiali, umane e strategiche senza precedenti moderni per le forze armate degli Stati Uniti nella regione del Golfo.

I dati diffusi ufficialmente – relativi al solo periodo compreso so tra il 28 febbraio e il 30 giugno nell’ambito dell’operazione Epic Fury – dimostrano che la tanto decantata bolla di protezione aerea a stelle e strisce si è rivelata estremamente permeabile. La lista dei velivoli danneggiati o totalmente distrutti mette a nudo l’efficacia delle tattiche di saturazione impiegate da Teheran tramite droni kamikaze e vettori balistici.

  • Si registra la perdita di ben 30 droni armati MQ-9 Reaper, oltre all’abbattimento/precipitazione di un velivolo di sorveglianza ad alta quota MQ-4C Triton dal valore unitario di circa 240 milioni di dollari.
  • L’aviazione statunitense ha subito l’abbattimento di quattro cacciabombardieri F-15E (tre dei quali caduti per fuoco amico sopra il Kuwait e uno nei cieli iraniani), il danneggiamento di un caccia stealth di quinta generazione F-35A, l’abbattimento di un aereo da attacco A-10 e la distruzione al suolo di quattro elicotteri da ricognizione AH-6, resi irrecuperabili dalle stesse forze USA durante operazioni di soccorso.
  • Il supporto strategico ha subito colpi pesantissimi con sette cisterne di rifornimento in volo KC-135 danneggiate o distrutte (una delle quali precipitata in Iraq provocando la morte dell’intero equipaggio di sei persone), un aereo di allarme e controllo E-3 Sentry (AWACS) colpito a terra nella base di Prince Sultan in Arabia Saudita, e diversi elicotteri d’attacco e soccorso (AH-64 Apache, MH-60S, HH-60W) fuori uso.

Oltre alle perdite dirette di velivoli e al bilancio umane (almeno 18 militari statunitensi morti tra azioni ostili e incidenti correlati, e oltre 417 feriti), il rapporto  il documento dell’Ispettore Generale certifica che il Pentagono si trova di fronte a gravissimi colli di bottiglia nelle catene di approvvigionamento.

I costi totali  stimati dell’0perazione Epic Fury dal 28 febbraio al 30 giugno sono di 33 miliardi didolari. Dei quali  22 miliardii in sole munizioni per cercare di intercettare i vettori iraniani, rivelando i costo di milioni di dollari impiegati per abbattere droni ed ordigni dal valore di poche decine di migliaia di dollari con un ritmo di consumo che ha drenato le scorte strategiche del Pentagono a una velocità superiore alla capacità di rimpiazzo delle industrie della difesa statunitensi.

Il rapporto dell’Ispettore Generale getta luce anche sulle devastazioni subite dalle infrastrutture sul campo della US Central Command  – comando unificato delle forze armate degli Stati Uniti responsabile delle operazioni militari in i Medio Oriente, l’Asia centrale e parti dell’Asia meridionale –  con centinaia di edifici e strutture  danneggiati o rasati al suolo nelle installazioni di Kuwait, Bahrain, Qatar, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Iraq, Oman e Giordania.

A complicare la situazione interviene la riluttanza dei paesi ospitanti. Le incertezze sui permessi di accesso per l’uso dei porti e delle basi locali hanno costretto il comando USA a tentare di arretrare la catena logistica fino alla remota isola di Diego Garcia nell’Oceano Indiano con tempi di transito marittimo compresi tra i 14 e i 18 giorni per ogni singolo ciclo di rifornimento..

Con lo stretto di Hormuz bloccato e i complessi diplomatici a Baghdad, Erbil e Kuwait City danneggiati per centinaia di milioni di dollari, il documento del Pentagono non mostra solo il conto economico della guerra, ma la foto di un’egemonia militare impantanata, i cui costi industriali e umani stanno superando di gran lunga la capacità di tenuta strategica di Washington.

Se questo è il risultato solo alla fine di giugno presumibile che I costi dal primo di luglio ad oggi possano essere aumentati di almeno un terzo sfiorando I 50 miliardi di dollari.

Foto Ap La Presse

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