Una nuova tregua, ma nessuna soluzione definitiva, per i lavoratori dell’ex Ilva di Taranto. Mentre è in corso a Palazzo Chigi il tavolo con i sindacati sulle misure che il governo intende mettere in campo per tutelare i lavoratori, arriva la notizia della fissazione al 20 ottobre dell’udienza in Cassazione sul ricorso contro lo stop all’area a caldo e cambia il quadro. E la stretta scadenza della pronuncia, che si attendeva solo tra alcuni mesi, a spegnimento già avvenuto, spinge il governo a rinviare il decreto atteso oggi in Consiglio dei ministri a tutela dei lavoratori.
Nel frattempo, l’indotto fermerà nuovamente le procedure di licenziamento: “Intendiamo dare corso positivo all’invito del governo alla sospensione almeno fino alla sentenza della Cassazione”, fa sapere Nicola Convertino, presidente dell’Aigi, associazione delle imprese dell’indotto. Una decisione che, ha spiegato, consentirà di avere “un po’ di respiro”. Sono circa 4.500, secondo Aigi, i posti di lavoro a rischio collegati alla chiusura dell’area a caldo, concentrati in una decina-quindicina di aziende.
Al tavolo con i sindacati, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano ha illustrato la strategia dell’esecutivo: mantenere l’obiettivo di una siderurgia green a Taranto, con forni elettrici alimentati dai Dri, proseguire la gara per la vendita degli impianti sulla base delle offerte presentate, tutelare l’occupazione e accelerare i progetti di reindustrializzazione dell’area. Per i lavoratori, il governo ha prospettato un nuovo modello di ammortizzatore sociale. L’ipotesi è quella di una cassa integrazione in deroga attraverso l’ammortizzatore unico emergenziale, già utilizzato in occasione di emergenze legate a calamità naturali, dall’alluvione del 2023 nel Centro-Nord Italia al Ciclone Harry in Calabria Sicilia e Sardegna. Lo strumento dovrebbe interessare circa 4mila lavoratori dell’indotto e, nelle intenzioni del governo, non essere assimilato alla Cig per cessazione dell’attività. In questo modo si tutelerebbe quasi integralmente il reddito dei lavoratori e i sindacati hanno apprezzato la “discontinuità”. Anche se la Fiom conferma “lo stato di mobilitazione”. Per il segretario generale Michele De Palma, quello compiuto da governo è “un passo importante nell’emergenza ma questo non rappresenta la soluzione dei problemi che ci sono”. Sulla stessa linea la Fim Cisl: “La continuità produttiva e il piano industriale – ha sottolineato il segretario Ferdinando Uliano – per noi rimangono l’aspetto principale”. A Chigi è stata fissata una road map di massima. Intanto, venerdì si terrà un incontro tecnico per approfondire il meccanismo di tutela, oltre alla Cig in deroga i sindacati chiedono il riconoscimento del lavoro usurante, una misura specifica sull’amianto e l’incentivazione all’esodo. Intanto, i commissari straordinari dovrebbero presentare alla Corte di appello una istanza di sospensione dell’esecuzione del decreto fino alla pronuncia della Cassazione. Il tavolo con i sindacati e il decreto legge sono quindi stati rinviati a quando si avrà un quadro più chiaro.
