In commissione di Vigilanza Rai è tutto pronto per la battaglia d’autunno. Dopo le dimissioni di massa dei componenti sia di maggioranza che di opposizione, a luglio, legate allo stallo sulla scelta del presidente Rai, la bicamerale è stata di fatto azzerata e ora i partiti sono tenuti a fornire nuovi nomi. I termini per la presentazione delle candidature sono scaduti lunedì scorso, ma tutte le opposizioni hanno fin qui ignorato la richiesta. Ignazio La Russa, ha deciso di concedere un ‘extratime’: “Ho dato altri 6-7 giorni, fino a martedì. Mercoledì provvederò, come è mio dovere, a nominare i componenti dei gruppi che non fossero pervenuti, partendo dal dato apicale e scendendo per i rami”, spiega il presidente del Senato.
I primi ad essere chiamati in causa saranno, quindi, i capigruppo, come nel 2024 avvenne per la commissione Covid, che le opposizioni non volevano far partire. Oggi come allora, la maggioranza si prepara già per rispondere ad eventuali strategie ostruzionistiche. Le ‘regole del gioco’ le chiarisce ancora La Russa: “Se per caso si dimettessero anche quelli, la Commissione, se nel frattempo mi hanno dato gli altri gruppi i nomi, può già funzionare fino a nuova fase. È chiaro, può funzionare lo stesso – ribadisce – Adesso i commissari non sono rimasti in carica perché si sono dimessi tutti. Invece se poi rimane in carica una parte, allora si va avanti…”. La bicamerale, insomma, potrebbe lavorare a tutti gli effetti e, paradossalmente, i componenti di maggioranza potrebbero eleggere quale presidente un commissario sì di opposizione, ma comunque, almeno, gradito. Le frequenze di Radio Transatlantico si intasano di teorie e ragionamenti fantapolitici: “Azione fino ad ora non ha avuto un rappresentante in Vigilanza perché Maria Stella Gelmini è passata a Noi moderati; adesso a Calenda tocca un componente alla Camera e, se non indicano nessuno, verrà chiamato in causa il capogruppo Matteo Richetti e sarà il nuovo presidente”, è quello che va per la maggiore. Azione, in realtà, per il momento, si è coordinata con le altre opposizioni: nessun nome indicato e insistenza sulla necessità di approvare il Media Freedom Act. “Anche in futuro discuteremo insieme”, viene riferito da chi cura il dossier nel partito, anche se non si nasconde una certa insofferenza se la scelta continuerà ad essere quella di disertare i lavori “e rinunciare all’unico ruolo di sorveglianza e vigilanza”.
Il resto delle opposizioni, in ogni caso, per ora rimane compatto e prova a respingere il nuovo sprint tentato dalla maggioranza. “A luglio ci siamo dimessi per denunciare una situazione che non potevamo più accettare. Ora ci chiedono di ricostituire la Commissione come se nulla fosse cambiato. Se vogliamo davvero ripartire, serve un accordo sulla riforma della Rai, ferma da due anni al Senato. Se la maggioranza accoglie le proposte delle opposizioni per riformare e salvare la Rai del futuro, allora possiamo discutere anche di una nuova Commissione di vigilanza. Altrimenti l’unica strada che resta alla maggioranza è quella di una forzatura, l’ennesima, con la regia dei presidenti delle Camere. E sarebbe gravissimo”, tuona l’ex presidente della Vigilanza Barbara Floridia. Si dice “preoccupato da questa nuova forzatura” anche Francesco Boccia: “Abbiamo chiesto pertanto al Presidente, prima di fare le nomine d’ufficio che non accetteremo, di avere dal Ministro dei rapporti col Parlamento una risposta chiara. Vogliamo una dichiarazione della maggioranza con la quale si impegnano a far funzionare la Commissione di Vigilanza e aspettiamo che il ministro Giorgetti la smetta di tenersi in ostaggio il Media Freedom Act”, aggiunge il capogruppo Pd al Senato, che fa notare come manchino ancora dei pareri del Mef alla riforma.
“Nei prossimi anni nei testi di diritto costituzionale, dove si leggerà che c’è stato un momento incredibile in cui l’ostruzionismo in commissione di Vigilanza Rai è stato fatto dalla maggioranza e non dall’opposizione. La maggioranza di destra ha utilizzato l’auto-ostruzionismo per paralizzare la commissione di Vigilanza Rai, costringendo le opposizioni alle dimissioni in blocco per denunciare la paralisi. Ora, dopo l’inedito, vorrebbero forzare sulle nomine della commissione per avere il controllo della Vigilanza Rai e dell’informazione elettorale a pochi mesi dalle elezioni politiche. Un fatto gravissimo”, fa eco il capogruppo di Avs Peppe De Cristofaro, presidente del gruppo Misto di palazzo Madama. Le dimissioni dopo la nomina ‘coatta’, insomma, sarebbero praticamente già scritte. “La maggioranza sceglie il presidente della Vigilanza? Se vogliono andare oltre ogni limite si accomodino, ma per eleggere quello della Rai – è il provocatorio promemoria – alla maggioranza mancano sempre due voti”.
