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Roma: Sbordoni, dopo Anpi e circolo Artisti, stop ai concerti anche a sette bassi. Parco inaccessibile alla Cultura?

Il Parco regionale dell’Appia Antica vieta i concerti a Villa di Sette Bassi – area archeologica tra Tuscolana e Capannelle – e costringe gli organizzatori di Sub_urbem a cancellare l’intera programmazione musicale del Festival a poche ore dall’apertura.

È l’ultimo di una serie di stop alle attività culturali e associative nel territorio del Parco. A giugno era toccato all’ANPI Nido di Vespe-Cinecittà/Quadraro, che aveva organizzato al Parco degli Acquedotti, con l’adesione del Municipio VII, un’iniziativa storico-culturale dedicata agli 80 anni del primo voto delle donne e alla figura della partigiana Marisa Musu: l’ente regionale aveva espresso parere negativo richiamando anche il divieto di manifestazioni di carattere politico. A settembre, invece, le disposizioni hanno fermato concerti e musica dal vivo a Spaziotempo, nell’area dell’ex Circolo degli Artisti.

Tre casi che, per l’assessore alla Cultura del Municipio VII Riccardo Sbordoni, non possono più essere considerati episodi isolati e pongono una questione politica e istituzionale sulla possibilità stessa di fare cultura, aggregazione e partecipazione in una parte vastissima della città.

“Adesso basta. – denuncia Sbordoni -. Se l’applicazione di queste disposizioni produce sistematicamente questo risultato, abbiamo un problema enorme: la tutela ambientale è per noi un valore irrinunciabile, ma non può tradursi nella progressiva espulsione della cultura e della partecipazione da questi luoghi” .  Il caso di Sub_urbem rende particolarmente evidente il cortocircuito tra istituzioni. Il Festival è infatti organizzato da Municipio VII, Parco Archeologico dell’Appia Antica del Ministero della Cultura e Percentomusica ed è stato costruito per portare musica, cinema, arti visive, laboratori e visite archeologiche all’interno della Villa di Sette Bassi, valorizzando e facendo conoscere uno dei grandi siti archeologici del territorio.

Il programma prevedeva concerti nelle tre giornate della manifestazione che parte stasera. Quella parte del Festival è stata cancellata per effetto del divieto di svolgere attività musicali amplificate all’interno dell’area.

“Siamo davanti a un paradosso difficile persino da spiegare ai cittadini – prosegue Sbordoni -. Da una parte il Parco Archeologico dell’Appia Antica, istituzione del Ministero della Cultura, lavora insieme al Municipio per aprire Villa di Sette Bassi alla città attraverso un progetto che comprende anche la musica; dall’altra il Parco regionale vieta proprio quei concerti. Due istituzioni pubbliche, sullo stesso territorio, che finiscono per muoversi in direzioni opposte. E a pagarne le conseguenze sono gli organizzatori, gli artisti e soprattutto i cittadini”.

Sbordoni respinge la contrapposizione tra cultura e ambiente e auspica che vengano individuate regole capaci di consentire la convivenza tra le due esigenze.  “Nessuno chiede di trasformare il Parco in una zona franca dove tutto è consentito. Tutelare non può significare semplicemente vietare. In questi anni nel Municipio VII abbiamo portato cinema, musica, teatro e spettacolo anche in luoghi dove prima non arrivavano. Abbiamo usato la cultura per riaprire spazi, creare nuove centralità, far conoscere il patrimonio archeologico e restituire pezzi di città ai cittadini. È questa l’idea di tutela nella quale crediamo: proteggere un patrimonio straordinario e, nello stesso tempo, consentire alle persone di conoscerlo e viverlo nel rispetto della sua fragilità.

Per questo – conclude Sbordoni – chiederemo un confronto istituzionale con il Parco regionale, la Regione Lazio e il Parco Archeologico dell’Appia Antica. Vogliamo chiarire competenze, criteri e proporzionalità delle prescrizioni e arrivare a regole certe. Ma voglio essere altrettanto chiaro: le prescrizioni che ci sono state imposte non ci convincono e non intendiamo limitarci a prenderne atto. Riteniamo che pongano questioni serie sulla loro legittimità, sulla proporzionalità e sulla piena riconducibilità alle competenze dell’Ente. Per questo siamo pronti, se necessario, a utilizzare fino in fondo gli strumenti che l’ordinamento mette a disposizione per contestarle. Non dobbiamo scegliere tra ambiente e cultura: le istituzioni hanno il compito di garantire entrambi”.

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