Politica

Bollo Auto: Meloni insiste, ‘misura sarà definitiva’. Scontro con Renzi, l’attacco di Giani

 

“L’abolizione del bollo auto non vale solo per il 2027. Come il Governo ha già ampiamente garantito e ribadito, la misura è pensata per essere strutturale, quindi definitiva”. All’indomani del decreto varato dal Consiglio dei ministri, che abolisce il bollo per le auto di piccola e media potenza e per i motocicli, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni sente il bisogno di confermare quanto già annunciato, per fugare i dubbi sollevati da alcune voci di opposizione. Non solo. Il governo potrebbe lavorare a un allargamento della platea dei beneficiari, come anticipa il vicepremier, Matteo Salvini: il provvedimento assunto ieri “è un punto di partenza e non di arrivo. L’obiettivo è renderlo stabile negli anni, strutturale, vedremo se già in queste legge di bilancio riusciremo ad aggiungere risorse per salire anche sopra gli 80 kW di potenza”, spiega il leader della Lega che, per quanto riguarda il super bollo, aggiunge: “Sto facendo le stime al Ministero dei Trasporti, cuba circa 250 milioni di euro di introito all’anno. La mia idea non è di esentare subito tutti quanti, ma di iniziare ad alzare la potenza, la cilindrata per cui si paga il super bollo oggi. Ricordo che sono migliaia di euro, non centinaia come per il bollo, per incrementare un mercato che porterà allo Stato più soldi di quanto costerebbe un taglio di 50 milioni di euro”.

Insomma il governo tira dritto e difende la misura anche da chi la legge come una mossa elettorale. “Non è un’operazione elettorale, è un’operazione per dare risposta agli italiani”, rivendica il vicepremier e segretario di Forza Italia Antonio Tajani, negando che la misura sia un segnale verso il voto anticipato: “Si vota fra un anno”, la stessa Giorgia Meloni “dice che finché c’è la maggioranza va avanti fino a fine legislatura e mi pare che la maggiorana sia solida, se ne facciano una ragione a sinistra” aggiunge. Dai leader di opposizione, a dir la verità, non si registrano per il momento grosse levate di scudi. Nessun commento da Elly Schlein e Giuseppe Conte. Anche il leader di Iv Matteo Renzi ammette che “eliminare il bollo per alcune categorie di auto e per i motorini è una buona idea”, ma poi crea l’innesco per uno scontro social con Meloni: “Abbassare le tasse è ‘sempre’ una buona idea. Dieci anni fa eliminammo Imu prima casa, Irap costo del lavoro, abbassammo il canone facendolo pagare meno ma tutti, demmo gli 80€. Ogni anno lanciavo una misura diversa per restituire i soldi ai cittadini. E lei mi dava del ‘venditore di pentole’. Per la legge di bilancio 2018 avevamo trovato 7 miliardi (non 2: sette!) per togliere del tutto il bollo. Quando lo dissi Meloni mi attaccò con questo tweet”, scrive l’ex premier postando una vecchia dichiarazioni di Meloni, del 2016. “Bravo Matteo. Oggi hai scoperto la differenza tra annunciare e realizzare”, la risposta secca della premier, cui segue la contro replica di Renzi: “Giorgia mi fa piacere che mi segui sui social. La differenza tra ‘realizzare’ e ‘annunciare’?”, scrive, Io ho realizzato 80€, industria 4.0, Irap costo del lavoro, Tap, Imu prima casa. Tu hai annunciato uscita da euro, eliminazione delle accise, pressione fiscale al 40%. Hai annunciato molto, hai realizzato poco. Se sul bollo ti va meglio, sono felice. Ora, però, stacca i social e torna a lavorare”.

Un altro esponente particolarmente critico sullo stop al bollo è il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani. “Siamo in piena campagna elettorale, la demagogia sta arrivando a dei livelli esagerati. Se Giorgia Meloni vuol prendere un provvedimento fiscale coerente con se stessa dovrebbe fare quello che ha detto per anni: abolire le accise sul carburante”, dice il governatore, secondo il quale “i conti non tornano: all’articolo 3 del decreto si parla di un rimborso alle Regioni per 2 miliardi e 200 milioni. In un paese con 20 Regioni significa rimborsare al massimo 100 milioni. Per la Toscana, dunque, da un lato si toglie la possibilità di ottenere risorse per 350 milioni, dall’altra se ne rimborsano 100. La cosa è scandalosa”. Giani mette in discussione anche la costituzionalità della misura, “perché c’è un’autonomia tributaria garantita. Non è possibile con la superficialità di un decreto legge fare una manovra che trasforma un tributo diretto in un trasferimento di risorse ipotetiche non precisate, solo perché allo Stato mancano risorse”; e inoltre “per queste mancate risorse per le Regioni, si afferma che ci sarà il Pnrr per gli investimenti. Ma qui si sta dicendo che prendo dall’Europa qualcosa che è per gli investimenti e la sposto sulla parte corrente per la sanità. Si rischiano anche sanzioni dall’Europa”, e “se a noi vengono a mancare 200 milioni sulla sanità, cosa possiamo fare nel 2026? Vuol dire tagliare tanti servizi”. Ma Tajani assicura che per le Regioni non ci sarà “nessun buco di bilancio, copriremo l’intero mancato introito”.

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