Il prezzo del diesel si appresta a fare un nuovo balzo, segnando in queste ore un nuovo record storico, oltre i 2,30 euro e a circa 2,40 in autostrada. È l’effetto della riduzione del taglio sulle accise. Termina infatti l’attuale sconto e scatta la nuova rimodulazione decisa dal governo: lo sconto comprensivo dell’Iva scende a 12,2 centesimi fino al 25 settembre, per poi dimezzarsi a 6,1 centesimi dal 26 settembre al 5 ottobre. Applicando il nuovo sconto ‘ridotto’ ai prezzi medi comunicati oggi dal Mimit – 2,266 euro sulla rete stradale e 2,346 in autostrada – si balza 2,31 e 2,40 euro. Si potrebbe arrivare a sfiorare la soglia psicologica dei 2,50 euro a partire dal prossimo 26 settembre, se i prezzi non dovessero invertire la rotta.
Eppure, nonostante l’impennata, aumentano i consumi di carburante. Secondo l’Unem, l’associazione dei petrolieri, ad agosto 2026 le vendite al mercato dei prodotti petroliferi (anche perché c’è stato un giorno lavorativo in più), si sono attestate a circa 4,1 milioni di tonnellate, in aumento dell’1% (+42mila tonnellate) rispetto allo stesso mese del 2025 e a sostenere la crescita è stato proprio l’andamento dei carburanti destinati alla mobilità, mentre c’è stato un rallentamento del calo dei consumi della petrolchimica. Mentre cala leggermente il consumo di gasolio motori -0,3%, -6.000 tonnellate, la benzina ha continuato a mostrare segni positivi (+3%, +24.000 tonnellate), raggiungendo, per il mese di agosto, i volumi più elevati da 15 anni a questa parte.
“Indipendentemente dall’andamento dei listini nei prossimi giorni, la decisione di ridurre lo sconto fiscale – calcola il Codacons – produrrà un maggior costo dal 18 al 25 settembre pari a +2,4 euro su un pieno di diesel, che salirà a +5,45 euro dal 26 settembre al 5 ottobre”. “La scelta nefasta di non frenare più i rincari dei carburanti, sostituendo la misura con il taglio del bollo, avrà pesanti ricadute sull’inflazione, dato che il bollo è ininfluente rispetto alla dinamica dei prezzi”, attacca l’Unione Nazionale Consumatori.
Di diverso avviso l’economista ed ex ministro dell’Economia Giovanni Tria, per il quale l’abolizione del bollo auto, è “una misura che può essere intelligente, bisogna vedere qual è l’impatto sul bilancio, spero che non sia fatta con aumento del deficit”. Rispetto al taglio delle accise ha il vantaggio di superare le principali critiche, osserva Tria: “se vado a calmierare il prezzo non do il segnale di ridurre il consumo a fronte della scarsità, che è la causa dell’aumento dei prezzi”. Invece, con il taglio del bollo, “trasferisco reddito a classi non ricche, visto che la cilindrata della macchina, per quanto non precisissimo, è un indicatore, e chi riceve questo beneficio tenderà comunque a risparmiare sui carburanti”. Intanto il Mit chiarisce che lo stop al bollo ha una platea potenziale di oltre due milioni e mezzo di persone: complessivamente, in Italia circolano oltre 59 milioni tra autoveicoli e motoveicoli, di cui oltre 34 milioni con potenza entro gli 80 kW. Sono 24.608.867 le persone in Italia che risultano possedere almeno un veicolo con potenza entro gli 80 kW e che quindi nel 2027 saranno interessate dalla misura, che il governo punta a rendere strutturale nella prossima legge di Bilancio.
