“Mi hanno accusata di aver sottovalutato il fatto che col perdono si liquidava la situazione. L’ho perdonato, ma c’è un enorme ‘ma’. Lui chiaramente ha un grave malessere, va aiutato, non può essere lasciato a se stesso e tantomeno nelle mani dei genitori, che pare non abbiano saputo gestire le sue problematiche. Quando prenderà coscienza della gravità di ciò che ha fatto, se mi volesse incontrare, io certo lo abbraccerei”. Lo dice in una intervista al Corriere della Sera Isabella Marsilio, la prof accoltellata in aula, 3 giorni fa, a Roma.
La docente ha anche chiuso i profili social per le critiche ha ha ricevuto in merito alle proprie posizioni politiche. “Sono stata massacrata in un modo spietato. Come se i concetti di libertà e democrazia, ai quali proprio i detrattori si appellano, fossero solo parole. Chi mi attacca per il mio pensiero politico, manifesta così di essere, appunto, fascista, limitando la mia libertà di espressione. Mi hanno dato della nazista, assassina, mostro, un pericolo per la società. C’è stato chi ha scritto ‘peccato che il ragazzo non sia riuscito a compiere l’omicidio’”. Per la prof, la propria “posizione” politica “non ha mai influito” sull’insegnamento ed evidenzia che “è ridicolo parlare ancora di fascismo, finito nel ‘45. Ma per molti essere di destra significa essere razzisti e odiare chi non ha il colore della mia pelle? Essere di destra vuol dire altro, libertà, rispetto della propria storia, dei propri valori, ordine, rispetto. Ora, se tutto quello che ho elencato significa essere fascisti, allora sì sono fascista. E la destra che sta governando, sono tutti fascisti, nazisti?”.
Sul concetto di remigrazione, “mi hanno violentata psicologicamente. Ma non intendevo deportazioni, di infausta memoria. Sono lontanissima da questo passato storico, dalle leggi razziali. La intendo solo, limitatamente ed esclusivamente, per coloro che arrivano nel nostro Paese in modo irregolare, anzi più precisamente per chi viene solo a delinquere”.
