Mario Adinolfi, arrestato lo scorso 8 luglio, perché coinvolto in una indagine della procura di Roma con le ipotesi di reato di truffa aggravata e continuata, è stato portato in carcere nella mattina di lunedì. È quanto apprende LaPresse. Per Adinolfi è stato disposto un aggravamento della misura cautelare per aver comunicato via social durante la detenzione domiciliare. Sono stati i finanzieri della Guardia di Finanza di Roma a eseguire l’ordinanza emessa dal gip capitolino che ha disposto la custodia cautelare in carcere, in aggravamento, nei confronti di Adinolfi. L’aggravamento della misura è scaturita da una “reiterata e sistematica violazione delle prescrizioni contenute nell’originaria ordinanza cautelare, con la quale era stato imposto all’indagato il divieto di utilizzare, in qualsiasi forma, dispositivi telefonici, informatici e telematici, fatta eccezione per i contatti con il proprio difensore”. Gli accertamenti svolti hanno documentato un numero reiterato di violazioni, concretizzatesi nell’utilizzo di social networks, che hanno assunto rilievo determinante nella rivalutazione del quadro cautelare, con ulteriore rischio di reiterazione del reato e pericolo di inquinamento probatorio. Adinolfi era finito ai domiciliarinel mese mese di luglio scorso, a seguito delle investigazioni sviluppate dai militari dell’Aliquota della Sezione di polizia giudiziaria della Guardia di Finanza Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Roma, in seguito a numerose denunce/querele presentate da soggetti che avevano affidato al giornalista ingenti somme di denaro nella convinzione di partecipare a un “Betting Group” denominato “Scommessa Collettiva”, ideato e promosso attraverso social network, senza ottenere (in tutto o in parte) la restituzione delle somme versate e/o della remunerazione prospettata.
