dell’inviato Luca Rossi
(LaPresse) – L’annuncio di un congresso federale straordinario. Ecco il colpo di scena del leader della Lega, Matteo Salvini, che arriva dal palco del raduno del Carroccio di Pontida. Una mossa che arriva dopo settimane di tensioni interne e che coglie alla sprovvista i big del partito, a partire dai ‘nordisti’. “Non voglio divisioni, voglio unità, voglio serenità, determinazione, compattezza. Domani convocherò il Consiglio federale della Lega a Milano e proporrò di convocare nel mese di ottobre un congresso straordinario per decidere insieme e poi marciare uniti e compatti, e la prima voce fuori posto che danneggia migliaia di militanti dovrà spiegare perché fa un favore alla sinistra. Torno ai militanti e al congresso per chiedere se ho la fiducia della mia famiglia”, le parole che risuonano sul ‘sacro suolo’ leghista baciato dal sole, quasi al termine del suo intervento conclusivo di circa mezz’ora.
Salvini lancia, quindi, la sfida ai ‘nordisti’. Come a chiedere: siete pronti a contendere la leadership oppure no? Dal partito fanno sapere che le modalità dell’assise straordinaria saranno stabilite nella riunione del ‘parlamentino’ leghista convocata per domani in via Bellerio. C’è chi, a taccuini chiusi, fa notare che l’appoggio della Lega Lombarda nei confronti del leader del partito resta una questione di cui tener conto. In ogni caso, il segretario striglia dal palco i ‘ribelli’: “Parlo da militante della Lega, innamorato della Lega e lo dico ad altri militanti, con cariche o senza cariche, con ruoli di prestigio o semplicemente animati come voi da passione. Tanti hanno ricordato Umberto Bossi. La prima lezione che ho imparato da ragazzino, entrando 35 anni fa in una sede della periferia milanese, è questa: se c’è una discussione da fare, se c’è un problema da risolvere, se c’è una soluzione da portare sul tavolo, tutto questo va affrontato nelle sezioni della Lega, non in piazza, sui giornali e in tv”.
L’annuncio del ‘Capitano’ prende alla sprovvista un po’ tutti. Sul palco, poco prima di lui, si alternano a stretto giro i governatori ‘nordisti’ e gli altri big. “Vogliamo andare verso il federalismo e verso un partito che sia organizzato con istanze che vengano dal basso, vogliamo ridare voce ai nostri territori”, dice il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana. Luca Zaia, dal canto suo, avverte: “Io resto dell’idea che i territori di riferimento restino quelli del Nord, in un progetto di unità nazionale, ma questo non si discute neanche per il partito. Le istanze del Nord devono essere accolte, c’è” anche “una questione settentrionale”. E Massimiliano Fedriga, presidente del Friuli-Venezia Giulia, ammonisce: “Il cuore della Lega è territorio e pragmatismo”. Dal canto suo, Massimiliano Romeo legge così l’annuncio di Salvini di un congresso a stretto giro di posta: “Penso che sia l’occasione giusta per poter confrontare quelle che sono le varie sensibilità e da lì rilanciare il movimento”. Alla domanda se ci sarà una candidatura alternativa a Salvini, il capogruppo al Senato e segretario della Lombarda replica: “Non lo so, prima vedremo le modalità e poi sono tutte valutazioni che faremo insieme nei prossimi giorni, con il tempo. Se ce lo aspettavamo? No, è sicuramente un’occasione buona per poter ribadire nella sede appropriata e portare avanti le istanze che buona parte della base ci sta indicando da tempo”.
Altri maggiorenti, invece, provano a gettare acqua sul fuoco. Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, prova a serrare le fila: “I nemici non sono dentro la Lega, sono fuori dalla Lega”. A suo dire, ancora, i fratelli “non sono Caino e Abele nella Bibbia, ma un popolo che ha giurato di stare assieme e di combattere per un risultato” e “la libertà non è un mezzo per creare divisioni e fare casino”. E Lorenzo Fontana, presidente della Camera, avverte: “Umberto Bossi rimarrà sempre nel nostro cuore, è stato per me come per molti noi un secondo papà. Io credo che se i nostri padri potessero dirci qualcosa, è che non hanno fatto sacrifici per anni, combattendo giorno per giorno, per vederci litigare. Non è per quello che è nata la Lega”. E ancora: “Serve grande rispetto per i sacrifici che fa il nostro segretario federale, così come abbiamo avuto grande rispetto per Bossi e Maroni”. Non solo. Il ministro per gli Affari regionali e le autonomie, Roberto Calderoli, quindi, non le manda a dire: “Io penso che per i dirigenti più che per i militanti un esamino di coscienza sia necessario farlo, a partire da me stesso, a partire dal nostro segretario, a partire dai nostri governatori, a partire da tutti i segretari regionali. I fratelli coltelli vadano da un’altra parte, qui non c’è posto”.
