Politica

Conti pubblici: Italia resta sotto infrazione. Meloni, spiace dopo lavoro complesso

di Melania Di Giacomo

(LaPresse) – Il numero che il governo sperava di poter correggere ai supplementari non cambia: il rapporto tra il deficit e il Pil resta al 3,1%. L’arbitro ha fischiato e il rigore è contro l’Italia, si potrebbe dire parafrasando il ministro Giorgetti, che proprio parlando dell’attesa per il dato Istat, aveva citato la massima di Boskov: ‘rigore è quando l’arbitro fischia’.

Niente uscita dalla procedura di infrazione, conti pubblici sotto osservazione ancora per alcuni mesi e spazi ridotti in vista della prossima legge di Bilancio, che dovrà rimanere nel sentiero di riduzione del deficit concordato con l’Europa. Salta così un tassello su cui il governo aveva sperato in vista della manovra, e che Giorgia Meloni, nell’intervista di Ferragosto a Mf aveva definito “un obiettivo alla nostra portata”. E si dice dispiaciuta la premier, che a Porta a Porta rivendica “un lavoro da questo punto di vista molto complesso in questi anni”. Ora “andremo avanti per quella che era la tabella di marcia”. Non senza una stoccata sulle revisioni, a posteriori, dei dati sui conti pubblici: “Non so se l’Istat sottostimi gli italiani o il governo ma sta accadendo. Mi spiacerebbe se questo accadesse anche tra due anni e dovessimo scoprire che stavamo sotto il 3% e le stime erano troppo prudenti”.

“Prendiamo atto con rammarico”, è il commento del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, che pure negli ultimi giorni si era detto speranzoso più che fiducioso. “Purtroppo l’Italia non uscirà anticipatamente già quest’anno dalla procedura di infrazione per deficit eccessivo, come avevamo sperato, ma, coerentemente con i dati già espressi nel Dfp, questo potrà accadere nel 2027”, ha rimarcato. Ora il titolare del Mef avrà da fare i conti con le richieste per la legge di Bilancio, l’ultima della legislatura, sulla quale la maggioranza punta in vista delle elezioni. Il leader della Lega Matteo Salvini chiede una manovra “coraggiosa”, che deve puntare sugli investimenti, e per questo “è evidente che servirà una scostamento di bilancio da miliardi” ha rimarcato, puntando il dito contro le regole europee: “È surreale nel 2026 che la seconda potenza industriale d’Europa, la quinta potenza esportatrice al mondo debba dipendere da meccanismi e logiche dello ‘zero virgola’ per capire se può o non può investire nel suo futuro”.

L’elenco delle richieste avanzate dai partiti in estate è già lungo, dall’ampliamento del secondo scaglione dell’Irpef ai redditi fino a 60mila euro al superamento della legge Fornero, la riconferma degli sgravi per aumento contrattuali e la flat tax per i giovani, almeno 5,5 miliardi in più per la sanità chiesti dal ministro Schillaci, e ora la stabilizzazione dell’abolizione del bollo auto, misura al momento prevista per il solo 2027 e che l’esecutivo ha promesso di stabilizzare. Eppure, la mancata uscita dalla procedure di infrazione rende il sentiero più stretto. Infatti, l’Italia può contare sulla clausola di salvaguardia – fino a 36 miliardi in tre anni per le spese su sicurezza energetica e difesa – ma dovrà comunque rimanere in un sentiero di rientro per confermare l’uscita dalla procedura il prossimo anno. Se invece l’Italia fosse uscita dall’infrazione in anticipo, quelle spese non sarebbero state calcolate ai fini del deficit. Ecco allora che la coperta per le nuove spese si fa più corta, per coprire la manovra andranno immaginati nuove riduzioni di spesa, o altre entrate (la Lega guarda alle banche e ai giganti dell’energia, trovando il muro di FI), e anche l’aspettativa di utilizzare tutti gli spazi di flessibilità, specie per le spese sulla difesa, potrebbero essere ridimensionata. E su questo batte anche il M5s. “Vanno subito rivisti e tagliati i programmi di riarmo e di impattante aumento della spesa militare per recuperare risorse”, attacca Giuseppe Conte, “e sblocchiamo subito i 13 miliardi bloccati dalla propaganda sul Ponte dello Stretto”. “Non gioiamo dei dati forniti dall’Istat”, chiosa il capogruppo Pd al Senato Francesco Boccia, “ma una cosa ormai è evidente: il percorso di rientro scelto da Giorgia Meloni e Giancarlo Giorgetti non ha funzionato”.

Related posts

Mattarella: “L’affermazione dei diritti delle persone con disabilità è misura della civiltà di un popolo”

Redazione Ore 12

Caso Gregoretti, il Pm: “Matteo Salvini non va processato”

Redazione Ore 12

Nave Diciotti e risarcimenti ai migranti, nuovo scontro tra poteri

Redazione Ore 12