di Francesco Floris
(LaPresse) – Una “personalità spregiudicata” e priva di “scrupoli” con una “spiccata maestria e pervicacia” nel progettare “espedienti fraudolenti” pur di perseguire il “maggiore profitto possibile”. Dopo gli interrogatori preventivi dell’11 settembre finiscono in carcere Ciro Di Meglio e Luca Carleo, rispettivamente ex amministratore delegato ed ex direttore generale del gruppo editoriale e delle telecomunicazioni Ops, l’ex Netweek, catena di giornali locali lombardi e piemontesi. Martedì mattina all’alba i finanzieri del Nucleo speciale di polizia valutaria della guardia di finanza si sono presentati per eseguire l’ordinanza di arresto nei confronti del 51enne e del 44enne che, solo pochi giorni prima delle perquisizioni di luglio, era stato indicato come coordinatore in Lombardia del partito fondato dal generale che sta scombussolando gli equilibri dentro al centrodestra italiano. Incarico da cui l’ex executive chef si era subito dovuto dimettere dopo la pioggia di accuse di reati finanziari e societari: manipolazione del mercato, ostacolo alla vigilanza, falso in bilancio, formazione fittizia di capitale, malversazione in erogazioni pubbliche, le ipotesi contestate a vario titolo dai pubblici ministeri di Milano, Nicola Rossato e Guido Schininà, nell’inchiesta con altri 33 indagati tra consiglieri di amministrazione, sindaci e professionisti delle aziende quotate in borsa Ops Ecom, Ops Italia e Ops Retail, già finite nella ‘black list’ della Consob e indagate per la legge sulla responsabilità amministrativa degli enti. Per 8 di loro la gip Giulia D’Antoni ha disposto misure interdittive fra cui il divieto di esercitare professioni contabili e attività d’impresa per un anno.
Al centro del fascicolo due meccanismi: il primo basato sulla raccolta di denaro attraverso prestiti “garantiti” dallo Stato e dal Fondo Centrale di Garanzia per le piccole e medie imprese gestito da MedioCredito Centrale, per destinarlo a fini diversi da quelli indicati nei contratti di finanziamenti. Il secondo fondato su Prestiti obbligazionari convertibili (POC) rilasciati al Gruppo OPS per oltre 30 milioni di euro e sottoscritti solo “apparentemente”, si legge nelle 153 pagine del provvedimento, dalle società inglesi GM Capital e Global Capital Investment International. Secondo le accuse il vero investitore sarebbe stata la Orion Capital, gestita dagli stessi Di Meglio e Carleo, che avrebbe ricevuto la provvista di denaro da altre società riconducibili al 100% a Di Meglio. Così avrebbero tratto “in inganno gli investitori” per “indurli” ad acquistare azioni delle aziende del Gruppo OPS, tenendo alta la quotazione, “prima del raggiungimento del completo dissesto delle società”. L’obiettivo dei Poc non sarebbe stato rafforzare il capitale delle tre Ops, già in un “gravissimo stato di dissesto”, né garantirne la continuità aziendale, ma solo renderle “apparentemente solide” per farne salire il valore in Borsa prima di cedere le azioni, ingannando gli investitori e ottenendo un “guadagno dalla plusvalenza”. Per la gip, le intercettazioni agli atti mostrano Di Meglio e Carleo trattare le società acquisite – anche nel settore della logistica e nei trasporti – come “pedine” da “mettere sotto” alle quotate o tenere “fuori dalla Borsa senza curarsi delle reali condizioni patrimoniali. I due ex manager non si sarebbero fatti problemi a “servirsi di prestanome di fiducia” per “gestire personalmente” o indicare come amministratori i propri familiari – mogli e fratelli – per “controllare e manovrare le decisioni di tutte le società, anche senza comparire”. Proprio per questo motivo – un “entourage” a propria disposizione – secondo la giudice sarebbero inutili misure cautelari meno pesanti del carcere, come il divieto di esercitare attività di impresa o gli arresti domiciliari, che non impedirebbero loro di utilizzare “persone di fiducia”, comprese le famiglie, per continuare a compiere operazioni economiche da “dietro le quinte”.
