di Riccardo Bizzarri (*)
Prendo spunto da uno strambo ed inusuale fatto di cronaca per darVi il benvenuto nell’italico paese dove puoi organizzare un rave in un mausoleo, basta che sia sponsorizzato. Dove se vuoi fare due foto nella Fontana di Trevi, ti servono 3000 euro, un regista con Oscar, un fotografo con almeno tre Biennali alle spalle e il permesso dell’Arcangelo Gabriele. Altrimenti? Sei un vandalo. Ma gentile, eh. Uno che paga la multa col sorriso, tra gli applausi di una folla che ormai confonde l’amore con la rassegnazione.
Sì, perché Simona e Valentino, novella coppia di sposi e part-time delle pulizie, hanno osato. Non hanno rubato, non hanno distrutto, non hanno truffato lo Stato (quello lo lasciamo a professionisti con cravatta). Hanno ballato nella Fontana di Trevi. Senza effetti speciali. Senza sponsor. Solo due innamorati che per un attimo hanno voluto sentirsi dentro un film. Non “La Dolce Vita”, ma “La Dolce Tassa”.
“La legge è uguale per tutti, ma alcuni sono più uguali degli altri.” liberamente da George Orwell
Perché l’Italia è questo: uno Stato che non punisce il gesto, ma il reddito. Se sei ricco, puoi trasformare la scalinata di Piazza di Spagna in una passerella per un marchio di moda. Puoi affittare il Colosseo per una cena da mille e una carbonara. Ma se sei povero, e osi celebrare l’amore con un salto nell’acqua (senza neppure un tuffo carpiato), allora sei “l’indecenza”, sei “l’esempio sbagliato”, sei “l’eccezione che non può diventare regola”. Perché la regola, da noi, è che la bellezza è in affitto. E il romanticismo, tassato.
La cosa surreale è che Simona e Valentino hanno persino provato a farlo legalmente. Hanno chiamato, chiesto, atteso. Risposta: sì, si può. Ma serve una casa di produzione. Cioè non è vietato per principio. È vietato se non paghi abbastanza. La morale è chiara: la trasgressione è un privilegio di classe.
“Il diritto è il linguaggio della potenza.” diceva Michel Foucault
E allora sì, tuffatevi pure nella fontana, ma con Gucci addosso. Salutate il Colosseo, ma solo se siete in lista da Dior. L’Italia non è un paese per poveri, è un set per ricchi con nostalgia del passato. Dove l’arte è sacra, ma solo se porta fattura.
Simona e Valentino hanno detto che la Gioconda può stare tranquilla. Ma a questo punto, forse dovrebbe preoccuparsi. Perché in un paese che multa l’amore e condona il privilegio, anche lei rischia di finire in affitto su Airbnb. Con brunch incluso.
Nel frattempo, noi continuiamo a vivere in questa cartolina sbiadita, dove la legge è uguale per tutti, ma l’eccezione è a pagamento (peccato che in Italia, per essere liberi, servano almeno 3.000 euro e una liberatoria firmata dal Comune).
E a chi dice: “Se lo facessero tutti?” rispondiamo: magari. Magari tutti ci ribellassimo a questa farsa legalizzata. Magari ballassimo tutti nella fontana. Magari trasformassimo questo paese in quello che meritiamo. Per ora, però, va così. Chi ha i soldi fa il film. Gli altri si accontentano della multa.
Ma almeno, stavolta, è stata una multa per amore.
(*) Giornalista
