Economia e Lavoro

Navigator appesi a un filo, nessun accordo al tavolo di concertazione

 

In bilico, senza risposte e senza soluzioni. Sono i 1.600 navigator che rischiano di perdere il posto perché hanno il contratto in scadenza e non c’è nessuna proposta per garantire la continuità lavorativa. Dopo due mesi di attesa per l’avvio di un tavolo tecnico che era stato promesso a fine aprile e non è stato mai avviato, ieri in 300 hanno manifestato davanti alla sede del ministero del Lavoro a Roma. “Siamo insoddisfatti, non abbiamo ricevuto risposte ma solo l’impegno a un nuovo incontro che è stato fissato per il 22 luglio – dichiarano le sigle che rappresentano i lavoratori atipici Nidil Cgil, Felsa Cisl e Uiltemp -, a cui dovrebbero partecipare anche Anpal Servizi e il ministero della Pubblica amministrazione”.

Le richieste dei sindacati sono chiare: continuità per tutti, a partire dai 530 lavoratori che dal primo agosto saranno a casa e garanzie uguali e uniformi senza distinzioni geografiche. “Non è accettabile che sui navigator si continui ad avere una ‘geografia variabile’ in base alla regione di appartenenza – spiegano le organizzazioni di rappresentanza -, con lavoratori che vengono pagati, altri che non si sa se verranno pagati, alcuni che hanno il contratto fino a ottobre, altri ancora che forse ce l’hanno fino a fine luglio. È necessario cambiare direzione, altrimenti il governo si assuma la responsabilità di dire che vuole scaricare questi lavoratori. Il coinvolgimento delle regioni senza una regia comune non ha funzionato e ha prodotto troppe disparità e ulteriore incertezza e precarietà”. La proposta della delegazione Nidil, Felsa e Uiltemp è di creare un coordinamento e un monitoraggio da parte del ministero del Lavoro sulle iniziative adottate dalle singole Regioni, affrontando nel merito le questioni ancora aperte per individuare i percorsi di valorizzazione delle esperienze maturate, con omogeneità, su tutto il territorio nazionale”.

Anche per evitare e risolvere situazioni paradossali come quella che si è venuta a creare in Campania, dove per la dichiarata indisponibilità della giunta regionale di dare seguito all’esperienza dei navigator, si è dato vita a contratti fantasma, per i quali i sindacati danno per scontato che i lavoratori riceveranno regolarmente il compenso: “Per noi quelli non sono contratti fantasma – dicono -, ma contratti che vanno onorati come sempre avviene nella contrattazione”.

Nei prossimi giorni sindacati e lavoratori proseguiranno la protesta, soprattutto nelle cinque regioni che hanno deciso di non avvalersi più dell’assistenza tecnica di questi professionisti decretando, di fatto, anche l’interruzione dei servizi che vengono erogati a favore delle fasce deboli della cittadinanza.

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