Esteri

Migranti, il naufragio in Grecia potrebbe avere un bilancio di oltre 600 vittime

Passano le ore e il mare non restituisce altri corpi dopo i primi 78 riportati mestamente sul molo di Kalamata mercoledì. Ma il naufragio a Pylos, nel sud del Peloponneso, è ormai destinato ad entrare nella storia come una delle peggiori tragedie di migranti nel Mediterraneo con un bilancio che rischia di registrare “fino a 600 morti”, molti dei quali non saranno mai ritrovati. E a diventare una vera e propria strage di bambini. Ce n’erano “almeno 100 chiusi nella stiva”, raccontano i superstiti ai medici e ai volontari che li assistono. Il rischio è che il bilancio di questa nuova tragedia si trasformi in una ecatombe. “La parte esterna della nave era piena di persone, sospettiamo che lo stesso valga per l’interno” spiega Nikolaos Alexiou, comandante e portavoce della guardia costiera greca, mentre afferma che “non si può dare un numero esatto con certezza, ma certamente il numero è molto alto”. Secondo le prime ricostruzioni dei sopravvissuti che erano a bordo dell’imbarcazione “il numero dei passeggeri era di 750” racconta il governatore della regione del Peloponneso, Panagiotis Nikas. Lo stesso numero fornito da Alarm Phone, che già il giorno prima era stata contattata per segnalare un’imbarcazione in difficoltà. Anche un aereo dell’agenzia europea Frontex aveva avvistato il peschereccio intorno a mezzogiorno del 13 giugno e “successivamente da due motovedette, senza richiedere assistenza”, racconta la Guardia costiera greca: i “migranti hanno poi rifiutato qualsiasi assistenza e hanno dichiarato di voler proseguire il viaggio verso l’Italia”, sostengono i greci. Ma, in un comunicato, Alarm Phone smentisce questa ricostruzione sostenendo che la Guardia costiera ellenica era “stata allertata alle 16.53” così come “le autorità greche e le altre europee”. Quindi “erano ben consapevoli di questa imbarcazione sovraffollata e inadeguata” ma – denuncia il centro che si occupa di ricevere le telefonate di soccorso – “non è stata avviata un’operazione di salvataggio”, mentre “la Guardia Costiera ellenica ha iniziato a giustificare il mancato soccorso sostenendo che le persone in difficoltà non volevano essere soccorse in Grecia”. Non è possibile pensare che ci sia stato un fraintendimento con la Guardia costiera greca: l’allarme di Alarm Phone è partito moltissime ore prima della tragedia, ecco perchè parlare di incomprensioni non sta in piedi. Torna a parlare della strage di Pylos Alarm Phone, l’organizzazione che monitora le barche di migranti nel mar Mediterraneo, e lo fa attraverso le parole di Chiara Denaro, operatrice di Watch the Med- Alarm Phone. Che non solo esclude la possibilità di “fraintedimenti” con la Guardia costiera della Grecia, ma manda un messaggio chiaro anche a tutti gli altri paesi che erano stati coinvolti nella vicenda, e quindi Malta e Italia: se nessun paese si assume il comando del salvataggio, la responsabilità resta di tutti. “Il dovere di salvare permane”.

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