Esteri

Africa, il Summit leaders con gli  Usa promette profitti record per le società minerarie statunitensi

 

L’ US Africa Leaders Summit tenutosi in dicembre a Washington DC ha fornito all’amministrazione Biden una piattaforma per portare avanti la sua agenda in tutto il continente africano.

Con argomenti che vanno dal COVID-19 al cambiamento climatico, alla “chiusura del divario digitale”, al “rafforzamento della democrazia”, ​​l’agenda di Washington prevede  la collaborazione africana con le multinazionali statunitensi. 

Il confronto si è svolto direttamente anche fra  i  capi dell’industria statunitense e leaders stato africani oltre ai ai membri dell’amministrazione Biden. In cima all’agenda dei big dell’economia  c’era l’allentamento dei requisiti normativi, che secondo loro avrebbero reso il continente più “invitante” per gli investimenti.

Fra queste normative quelle relative al settore minerario che includono  i diritti dei minatori, le leggi sul lavoro minorile, le leggi sulla schiavitù, i regolamenti ambientali e le tariffe minerarie.

Siddhartha Kara, un accademico e autore di quattro  che denunciano il business della tratta di esseri umani e della schiavitù in Africa, ha trascorso diversi anni nelle zone rurali del Congo documentando gli abusi più orribili – e in gran parte nascosti – delle catene di approvvigionamento multinazionali statunitensi e delle operazioni minerarie.

Il Summit è culminato con un evento chiamato “The Deal Room” in cui i leader del settore hanno annunciato  accordi di successo con le nazioni africane. Tra i dirigenti aziendali della “Deal Room” c’era Josh Goldman della  KoBold Metals.

KoBold Metals è una nuova società di estrazione tecnologica fondata da Bill Gates di Microsoft e sostenuta da Jeff Bezos di Amazon e Richard Branson di Virgin. L’azienda si affida all’intelligenza artificiale e a sistemi di imaging avanzati per trovare ed estrarre depositi di minerali di terre rare che altri giganti minerari hanno perso. Il sito web di KoBold afferma candidamente che la società mira a garantire il controllo su “tutte le riserve mondiali di [nichel, cobalto, litio e rame.]”. e nel corso del “Deal Room”, Goldman di KoBold ha annunciato un nuovo progetto minerario in Zambia.

Secondo il World Economic Forum,entro il 2030, le multinazionali statunitensi come Microsoft, Amazon, Tesla e Google richiederanno 17 volte più minerali delle terre rare per alimentare i dispositivi intelligenti e le auto elettriche dei consumatori occidentali in vista  rivoluzione verde.

Inoltre il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti nel 2021 ha spiegato che l’Africa “ha una pletora di materiali strategici”, descrivendo tali risorse come “fondamentali per il progresso del 21° secolo”.

La crescente domanda di “batterie verdi”, secondo osservatori indipendenti,  sta guidando una corsa per estrarre metalli vitali dal terreno il più rapidamente possibile lasciando  migliaia di lavoratori senza protezioni mentre lavorano per pochi dollari al giorno per estrarre minerali vitali le aziende tecnologiche e di veicoli elettrici rivolte ai consumatori, per un valore di trilioni. La natura complessa delle catene di approvvigionamento delle materie prime dell’industria tecnologica, che passano di mano dozzine di volte tra una vasta gamma di gruppi, rende  praticamente impossibile individuare l’origine dei minerali di cobalto. È stato questo processo deliberatamente opaco che ha permesso ai giganti della tecnologia di schivare, ad esempio, una causa intentata dai minatori congolesi.

Con la domanda di materiali per le batterie dei veicoli elettrici destinata ad aumentare in modo esponenziale, come analizza uno studio del 2020 della Sussex University, l’industria mineraria sarà costretta a sfruttare continuamente nuove aree del mondo in via di sviluppo – e nuove popolazioni – per tenere il passo.

Sin qui l’iniziativa di Washington che oltre agli aspetti economici  anche un grade valore strategico per contrastare la crescente influenza di Cina e Russia nel continente, dove si giocherà un altra partita per gli equilibri geopolitici.

Gilongo

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