Politica

Agisci Italia: “Sul sostegno ai genitori separati, il Governo sceglie la propaganda”

AGISCI Italia esprime una critica ferma e senza ambiguità alla norma inserita nella Legge di Bilancio che stanzia 20 milioni di euro annui per il sostegno abitativo dei genitori separati o divorziati non assegnatari della casa familiare, con figli fino a 21 anni.

Non siamo di fronte a una risposta concreta a un problema sociale reale, ma a una misura costruita prevalentemente per finalità comunicative, che consente di affermare che il tema è stato affrontato senza assumersi la responsabilità politica di affrontarlo davvero.

Il disagio abitativo dei genitori separati è un fenomeno strutturale, noto da anni, ampiamente documentato e in costante aggravamento. Riguarda centinaia di migliaia di persone che, a seguito della separazione, si trovano improvvisamente escluse dall’abitazione familiare, con un solo reddito, obblighi di mantenimento e crescenti difficoltà di accesso al mercato della locazione. Fingere di intervenire con risorse palesemente insufficienti equivale, nei fatti, a non intervenire affatto.

In assenza di una stima ufficiale della platea potenziale, AGISCI Italia richiama una base di calcolo prudenziale, utile a valutare l’ordine di grandezza della misura. Anche applicando criteri estremamente restrittivi – limitandosi ai soli genitori separati o divorziati con figli fino a 21 anni e non assegnatari della casa familiare – una platea di almeno 500.000 genitori rappresenta una soglia minima di riferimento. È altamente probabile che il numero reale sia ben superiore.

Su questa base minima, il dato finanziario è inequivocabile:
20 milioni di euro annui corrispondono a circa 40 euro all’anno per genitore, poco più di tre euro al mese.

Questa cifra rende evidente l’inadeguatezza della misura. Nel mercato immobiliare attuale, anche un’abitazione di dimensioni minime comporta canoni mensili tra 500 e 800 euro, depositi cauzionali e costi di ingresso che superano frequentemente i 3.000–4.000 euro, oltre a requisiti di garanzia spesso incompatibili con la condizione economica di un genitore separato.

Il fondo previsto non consente di accedere a una casa, non riduce il rischio di esclusione abitativa, non stabilizza percorsi di vita fragili. Al contrario, rischia di tradursi in un intervento residuale, frammentato e destinato a pochissimi, con importi del tutto marginali.

Ancora più grave è l’assenza di una visione complessiva: la misura non è inserita in una strategia nazionale per l’abitare, non è coordinata con l’edilizia residenziale pubblica, non prevede strumenti strutturali come garanzie pubbliche o affitti calmierati e rinvia l’attuazione a futuri decreti, alimentando incertezza e disomogeneità territoriale.

«Questa norma non nasce per risolvere il problema abitativo dei genitori separati, ma per consentire di dire che il problema è stato “attenzionato”», dichiara Fabio Desideri, Segretario nazionale di AGISCI Italia. «Quando le risorse stanziate sono manifestamente sproporzionate rispetto alla platea interessata, non si è di fronte a una politica sociale, ma a un’operazione di facciata. Il disagio reale resta interamente sulle spalle delle famiglie».

AGISCI Italia ritiene che continuare a intervenire con misure simboliche su un fenomeno strutturale produca un danno duplice: non migliora le condizioni di vita delle persone coinvolte e alimenta sfiducia nelle istituzioni, perché trasforma problemi reali in strumenti di comunicazione.

Il sostegno abitativo ai genitori separati richiede scelte politiche chiare, risorse adeguate e una strategia di lungo periodo. In assenza di questi elementi, il fondo previsto dalla Legge di Bilancio rappresenta non una soluzione, ma l’ennesima occasione mancata, utile alla propaganda ma irrilevante nella vita concreta delle famiglie.

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