di Andrea Maldi
Sono entrate ufficialmente in vigore le nuove tariffe americane per 92 Paesi, computate per ciascuna nazione in base al disavanzo (spesso senza riscontri), decise dal presidente Donald Trump il primo di agosto scorso.
I dazi prevedono un ventaglio di aliquote che vanno da un minimo del 15% ad un massimo del 50%, che subentrano a quelle del 10% varate ad aprile su quasi tutti i prodotti importati negli Stati Uniti. Il commander in chief ha anche reso noto la volontà di applicare dazi del 100% su chip e semiconduttori.
Secondo Trump l’obiettivo delle nuove tariffe è “riequilibrare gli scambi commerciali”, e poco prima del diventare operative ha pubblicato sul suo social Truth: “Miliardi di dollari, provenienti in gran parte da paesi che hanno tratto profitto dagli Stati Uniti con entusiasmo, inizieranno ad affluire negli USA”. Sottolineando il suo convincimento che queste iniziative porteranno una nuova era dell’oro per gli Stati Uniti.
In dettaglio i Paesi colpiti dai dazi;
- Unione Europea: in base all’accordo quadro firmato tra Donald Trump e la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, la tariffa prevista è del 15% su tutti i prodotti, forse anche per autovetture, componentistica auto, chip, semiconduttori e farmaceutica. Probabilmente esentato il vino essendo settore cruciale dell’export verso gli Usa.
“Le vendite di vino rappresentano fino al 60% dei margini lordi dei ristoranti a servizio completo… Ciò delinea una vittoria chiara e significativa per i lavoratori, le imprese e i consumatori americani… Abbiamo bisogno di brindisi, non di dazi…”, riporta una lettera congiunta di 57 gruppi industriali di alcolici e comparti associati inviata al presidente Usa.
- India: tariffe al 50% entro fine agosto, perlopiù come ripicca in quanto il governo indiano importa direttamente o indirettamente petrolio dalla Russia.
“È estremamente inopportuno che gli Stati Uniti scelgano di imporre dazi aggiuntivi all’India per azioni che anche diversi altri Paesi stanno intraprendendo nel proprio interesse nazionale… tariffe ingiuste, ingiustificate e irragionevoli”, ha comunicato il ministero degli Esteri indiano.
- Brasile: dazi al 50% (zucchero, carne bovina e caffè) in questo caso per vendetta puramente politica. Al Tycoon non piace il processo alla Corte Suprema dell’ex presidente Jair Bolsonaro, per forma mentis molto vicino a lui, per cospirazione di colpo di Stato. Va detto però che sono previste diverse esenzioni. Nel frattempo il Brasile ha presentato un esposto all’Organizzazione Mondiale del Commercio (Omc o Wto) per contestare i dazi punitivi imposti da Whashington.
- Svizzera 39%. Canada e Messico al 35%. Dove però molte merci sono esonerate.
- Myanmar, Laos e Siria: imposte pari almeno al 40%.
- Corea del Sud e Giappone: in generale tariffe al 15%. Ancora da chiarire le aliquote più basse per il settore dell’automotive giapponese.
- Cina: trattative in via di svolgimento, i nuovi dazi sono posticipati al 12 agosto.
- Inghilterra: uno dei Paesi prediletti da Trump (“a warm spot”) per via dello straordinario accordo commerciale raggiunto che prevede tariffe al 10% sulle auto prodotte in UK e maggiore accesso al mercato inglese per l’export statunitense e forse anche perché “mamma Tycoon” era scozzese. Per la Gran Bretagna dazi soltanto del 10%.
La sensazione è che Donald Trump non vuole riassestare gli scambi commerciali, ma piegare l’intera economia mondiale a favore degli Stati Uniti.
