Economia e Lavoro

  Alla Camera la relazione della Commissione d’Inchiesta sulle proposte in materia di sicurezza sul lavoro

di Wladymiro Wysocki (*)

Nella giornata di giovedì 12 settembre, nella Sala della Regina di Montecitorio è stata presentata la Relazione della Commissione Parlamentare d’inchiesta sulle condizioni di lavoro elaborata dalla Camera dei Deputati.

La relazione è stata avviata in occasione della tragedia sul lavoro dello scorso anno avvenuta nella notte tra il 30 e il 31 di Agosto presso la stazione ferroviaria di Brandizzo dove furono travolti cinque operai dal treno in corsa.

Il lungo resoconto della relazione, composto da quattrodici punti, è stato presentato dalla Presidente della Commissione d’Inchiesta, l’Onorevole Chiara Gribaudo, ricordando più volte con grande commozione i nomi delle cinque vittime Kevin Laganà, Michael Zanera, Giuseppe Sorvillo, Giuseppe Aversa e Giuseppe Saverio Lombardo dove il turbamento e il dolore dei familiari presenti era talmente palpabile che ogni parola di conforto e vicinanza non avrebbe mai potuto minimamente attenuare la sofferenza.

La presentazione non è stata tanto un verdetto sulle cause e sui responsabili, anche perché le indagini sono ancora pienamente in corso, quanto una occasione per ragionare su diversi strumenti di prevenzione da poter applicare alla legislazione attuale tali da poter prevenire ed evitare tragedie come queste.

Il Presidente della Camera, l’Onorevole Lorenzo Fontana, ha evidenziato la necessità imprescindibile di pianificare con accuratezza le attività lavorative, della formazione di qualità, di rigidi controlli del processo lavorativo e la possibilità di ricorrere a dispositivi tecnologici.

Conclude con l’importanza della sensibilizzazione e della cultura della sicurezza, ricordando che lo scorso marzo è stata approvata la proposta di legge all’introduzione nella scuola l’insegnamento delle conoscenze di base della sicurezza nei luoghi di lavoro, seppure nell’ambito dell’educazione civica.

Segue il sentito messaggio del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, di vicinanza alle famiglie presenti e a tutte le vittime e infortunati sul lavoro ricordando che “le morti e gli incidenti sul lavoro sono una intollerabile offesa per la coscienza collettiva”.

Oltre ai saluti istituzionali del Presidente della Repubblica e della Camera dei Deputati, con la relazione della Presidente della Commissione l’On. Gribaudo, di elevato spessore sono stati gli interventi dei componenti della tavola rotonda, moderata dal giornalista e direttore di “Sicurezza e lavoro” Massimiliano Quirico che ha visto la partecipazione dell’Ingegnere Fabio Rosito, il Professione di diritto del lavoro dell’Università di Milano Michele Squeglia, l’Avvocato Stefano Margiotta e l’Avvocato Chiara Ciccia Romito.

Apre il tavolo delle proposte e analisi l’ingegnere Fabio Rosito, tra i consulenti della Commissione Parlamentare d’inchiesta.

Partendo dal caso di Brandizzo, sottolinea il concetto di errore umano, il quale non è più una causa esimente, ossia priva di responsabilità penale, infatti la giurisprudenza ne fa riferimento solo in quei comportamenti abnormi e imprevedibili.

Qualcosa che veramente nessuno poteva aspettare che accadesse e pertanto parliamo di una vera rarità.

Interessante è l’analisi delle procedure che vengono valutate nelle aziende e che spesso sono un lavoro a tavolino negli uffici senza un riscontro della realtà e senza alcuna collaborazione.

Un tema che spesso tratto nelle aziende e nelle aule di formazione, dove si deve maggiormente sensibilizzare i formatori e tecnici della sicurezza per farne un metodo e strumento di lavoro.

Esorta, l’ingegnere Rosito, la collaborazione dei lavoratori nella stesura e valutazione delle procedure che se nate insieme hanno maggiore fattività.

Da sempre si cerca di spronare a dare importanza ai lavoratori facendoli sentire parte attiva e non passiva, unico modo per avere risultati apprezzabili in termini di applicazione delle procedure, delle regole dei piani di lavoro.

Ovviamente non poteva mancare il concetto della consapevolezza, rendere veramente consapevoli i lavoratori degli elementi che possono andare storto e renderli pronti a reagire con strumenti di procedure adeguatamente forniti nella formazione.

Espone la possibilità di utilizzare tutta la tecnologia a nostra disposizione per trasferire le conoscenze ai lavoratori, ne fa un esempio con l’utilizzo del qrcode attraverso il quale poter trasferire le necessarie informazioni, verifiche e controlli.

Nessuna è una soluzione ottimale ma sicuramente tutto è nell’ottica del miglioramento continuo previsto sia nei Documenti di Valutazione dei Rischi che nei sistemi di gestione della sicurezza.

Si passa all’avvocato Chiara Ciccia Romito, anch’essa consulente della Commissione, che introduce l’utilità e la possibilità dell’utilizzo dell’intelligenza artificiale applicata alla prevenzione e sicurezza nei luoghi di lavoro.

Sicuramente ancora da ben definire e capire come utilizzarla in questo contesto normativo benchè già impiegata in altri campi.

L’Agenzia Europea per la Salute e Sicurezza ha dimostrato quelli che possono essere i benefici esempio applicando dei sensori in grado di analizzare preventivamente le condizioni di lavoro e l’utilizzo dei dispositivi di protezione individuale intelligenti.

Le preoccupazioni maggiori dall’impiego di questa tecnologia è la necessità di informazioni di cui essa necessita per vivere che seguito da un addestramento specifico è in grando di sviluppare in maniera autonoma contenuti superiori alle capacità umane.

A fronte di questo timore l’Europa è stata la prima a dare vita al regolamento generale dell’intelligenza artificiale a livello mondiale rivolto ai fornitori e a chi fornisce tali sistemi alle imprese.

Il regolamento si basa su quattro elementi, quale la trasparenza, la sorveglianza sui sistemi, l’integrità dei sistemi e la cyber sicurezza.

Sicuramente è un aspetto innovativo del quale non ne potremo fare a meno, ma la sua applicazione sarà complessa anche per capire come potrà essere calata a terra nel contesto normativo lasciando sempre l’uomo e la donna al centro del lavoro.

L’obiettivo resta sempre quello di limitare la tecnologia a strumenti di servizi e non di controllo del lavoratore, nel pieno rispetto dello statuto dei lavoratori e delle indicazioni, nonché supporto, delle rappresentanze sindacali.

Segue l’intervento del Professore Michele Squeglia dando maggiori approfondimenti sull’intelligenza artificiale cercando di inserirli nel quadro normativo della sicurezza sul lavoro ma senza pregiudicare i principi inviolabili della dignità, della uguaglianza e della salute.

L’intelligenza artificiale può essere considerata come ausilio per migliorare le attrezzature di lavoro nelle loro prestazioni e manutenzioni, addirittura anticipando lo stato di necessità di intervento andando così a ridurre gli eventi infortunistici.

È uno strumento per raccogliere i dati del lavoro e monitorare i rischi lavorativi come i dati biometrici utili a prevenire i danni da una eccessiva intensificazione del lavoro, della salute mentale evitando situazioni di stress da lavoro correlato.

Da questi dati raccolti possiamo sviluppare programmi utili per una analisi dei rischi più dettagliata, sviluppare programmi di formazione maggiormente efficaci.

Chiude il giro degli interventi della tavola rotonda il consulente della Commissione l’Avvocato Stefano Margiotta inevitabilmente riprendendo il caso Brandizzo e andando ad analizzare i dati INAIL degli incidenti e infortuni sul lavoro.

Le norme attuali sono già abbondanti, sottolinea, e quindi non si vede la necessità di nuove norme, anzi, è importante attivare i meccanismi e prassi che mettano in condizioni di osservare e attuare le procedure di sicurezza.

Senza andare oltre nelle spiegazioni e rappresentazioni degli interventi, quello che emerge costantemente è che non abbiamo strumenti pratici efficaci per ridurre e prevenire gli incidenti e le morti sul lavoro se non quello di considerare il fattore umano.

Se scendiamo dal tavolo delle teorie e ci caliamo nella realtà, ma questo è possibile solo per chi nella vita realmente si trova a vivere le dinamiche del lavoro con i lavoratori, ci rendiamo conto che solamente dando considerazione alla singola persona possiamo raggiungere risultati positivi.

Dobbiamo cambiare il ragionamento, dobbiamo cambiare il modo di pensare, perché la sicurezza non è una mera applicazione delle leggi, non è una funzione matematica.

Il più delle volte gli operai sanno benissimo cosa è pericoloso ma la paura di fermarsi e lavorare con le dovute precauzioni, perché implicherebbe un rallentamento della produzione, li spinge a rischiare.

Ovviamente non è sempre così, ci sono anche casi in cui non si ha la conoscenza e la percezione del rischio e del pericolo, ma questo però è frutto della totale mancanza della formazione e magari hanno anche tutti gli attestati.

E per questo a chi vogliamo dare la colpa? Dobbiamo essere onesti.

Dobbiamo rivedere molti aspetti anche di chi questa professione, parlo dei formatori, dei tecnici in generale, di chi lo fa non con lo spirito della tutela del lavoratore ma per il vile denaro mercificando attestati, documentazioni e con troppa leggerezza sottovalutando la pericolosità dell’attività.

La sicurezza è una cultura che deve coinvolgere tutti dalla scuola e in alcuni casi anche chi se ne occupa.

(*) Esperto di sicurezza sul lavoro

aggiornamento sicurezza sul lavoro ore 14.12

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