di Andrea Maldi
Alcune ore fa il presidente Usa Donald Trump ha minacciato di “conseguenze militari devastanti” se le navi posamine iraniane avessero continuato a posare ordigni nello Stretto di Hormuz –attualmente sotto il controllo di Teheran – e per l’avvertimento dei Pasdaran di impedire l’esportazione di petrolio verso i Paesi ostili.
Durissima la replica di Teheran: il presidente del parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf ha dichiarato che “l’Iran risponderà occhio per occhio”, mentre Ali Larijani, generale iraniano ed ex segretario del Supremo consiglio per la sicurezza nazionale, ha scritto su X: “L’Iran non ha paura delle vostre minacce vuote. Chi è più grande di voi non è riuscito a eliminare l’Iran, quindi fate attenzione a non essere eliminati voi.”
Intanto nel tredicesimo giorno del conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran lo stato della Mezzaluna Rossa ha attaccato con un lancio massiccio di missili il territorio nei pressi di Tel Aviv, mettendo in fuga decine di migliaia di cittadini, e le basi americane di Erbil in Iraq, quella della Quinta Flotta della Marina Usa in Bahrein e la base in Kuwait. Un paio di droni avrebbero colpito anche l’aeroporto internazionale di Dubai. Mentre Stati Uniti e Israele hanno effettuato un blitz colpendo l’aeroporto internazionale di Teheran-Mehrabad.
Anche il presidente israeliano Benjamin Netanyahu tuona contro il regime iraniano: “Stiamo spezzando le ossa al potere iraniano, ma non abbiamo ancora finito, l’obiettivo è spezzare il gioco della tirannia. L’ultima mossa dipenderà dal popolo iraniano.”
Dal fronte opposto, i pasdaran hanno dichiarato: “Continueremo i nostri attacchi fino alla resa completa del nemico. La guerra finirà solo quando l’ombra del conflitto sarà allontanata dal nostro Paese.”
Purtroppo la guerra sembra ancora ben lontana dal finire, le stime del Pentagono riportano circa 140 soldati statunitensi feriti, dei quali 8 in gravi condizioni (anche se fonti precedentemente avevano riportato di 7 militari Usa uccisi in Arabia Saudita e Kuwait), mentre Teheran riferisce di oltre 1300 morti in Iran e quasi 600 in Libano.
In una intervista al New York Post Donald Trump si è detto per niente soddisfatto della nomina a Guida Suprema iraniana di Mojtaba Khamenei, figlio di Alì Khamenei ucciso in un blitz congiunto di Stati Uniti e Israele la settimana scorsa, anche se non ha ribadito il suo precedente avvertimento di uccidere qualsiasi erede che non fosse congeniale a Whashington e di essere ancora lontani dall’invio di soldati in Iran.
Una cosa è certa, Mojtaba Khamenei non ha ancora tenuto il suo discorso inaugurale, non ha proferito alcuna parola e non si è mostrato in pubblico. I politologi credono che possa dipendere per motivi di incolumità personale – essendo target principale di Stati Uniti e Israele – o perché rimasto ferito nell’incursione che ha ucciso il padre.
Pare che a spingere Trump nell’attacco all’Iran siano stati 3 suoi uomini di fiducia: Steve Witkoff – inviato speciale in Medio Oriente, Pete Hegseth – capo del Dipartimento della Difesa, ex militare, politico e conduttore televisivo di Fox News Channel e Jared Kushner – marito di sua figlia Ivanka. Gli avrebbero fornito delucidazioni per sferrare l’offensiva in quel preciso 28 febbraio scorso. Tra l’altro i servizi di intelligence non avevano informazioni in merito ad un programma nucleare di Teheran prossimo alla messa in atto.
L’aumentare del costo del carburante – per via del blocco del traffico di greggio nello Stretto di Hormuz –, lo spettro del riaccendersi del rischio inflazione e la guerra con l’Iran che costa a Whashington un miliardo di dollari al giorno (stima Forbes oltre 100 miliardi di dollari in base alla durata), mette il Tycoon a serio rischio in vista delle Midterm del novembre 2026.
Infatti questa nuova guerra sta agitando non poco la base Maga, uno scontro ritenuto più che altro insensato che infrange le norme del diritto internazionale, mette a repentaglio vite umane e soprattutto sta costando moltissimo ai contribuenti americani.
Il perdurare del conflitto – e il timore che possa protrarsi per 20 anni come in Afghanistan, e non come ha dichiarato Trump per 4 o 5 settimane – sta lentamente spaccando il partito repubblicano, dove inizia a serpeggiare il timore di non riuscire a tenere salda la maggioranza sia alla Camera che al Senato.
Ieri sera intorno alle 23:10 locali è stata colpita da due droni la base militare italiana ad Erbil, nella Regione del Kurdistan iracheno a circa 80 chilometri ad est di Mosul.
“A quanto si apprende, non ci sono feriti tra i militari italiani, né feriti tra il personale italiano. Stanno tutti bene al riparo nel bunker”, ha dichiarato il ministro della difesa Guido Crosetto.
Ancora non è chiaro se il raid è arrivato dall’Iran o dall’Hashd al-Shaabi (milizie paramilitari di resistenza islamica) alleate in Iraq.
