di Fulgenzio Balli
Una vera e propria cura dimagrante quella di Wolkswagen. Un taglio di stabilimenti, modelli e soprattutto lavoratori, quello annunciato in queste ore.
L’azienda leader dell’automotive popolare tedesco, multinazionale che ha da sempre dominato in lungo ed in largo i mercati di mezzo mondo, è costretta a far di conto con la concorrenza asiatica, dell’area euro e soprattutto delle gamme elettriche. Il ceo di Volkswagen, Oliver Blume, ha annunciato quella che definisce la “più ampia riorganizzazione della storia del gruppo”, confermando l’intenzione di accelerare la trasformazione del costruttore per rafforzarne la competitività in un contesto globale sempre più complesso. All’indomani della riunione del Consiglio di sorveglianza dedicata a nuovi possibili interventi di riduzione dei costi, conclusasi senza decisioni formali, Blume ha ribadito che il piano strategico punta a rendere Volkswagen “più solida e competitiva”, limitando i rischi, cogliendo nuove opportunità e rilanciando il ruolo industriale della Germania.
Anche il direttore finanziario Arno Antlitz ha delineato le priorità del gruppo: continuare a investire nei veicoli elettrici e nelle più avanzate soluzioni software, mantenendo al tempo stesso competitiva la gamma con motori a combustione e rafforzando la presenza sui principali mercati mondiali. Per raggiungere questi obiettivi, Volkswagen dovrà ridurre in modo significativo i costi, sfruttare maggiormente le sinergie tra i marchi del gruppo, semplificare la struttura e migliorare la redditività. Tra le misure già illustrate dal management figura una profonda razionalizzazione dell’offerta: entro i prossimi anni la gamma di modelli sarà ridotta di circa il 50%, mentre le varianti di motorizzazione e allestimento diminuiranno fino al 75%, con l’obiettivo di ridurre la complessità e adattare sviluppo e produzione alle esigenze dei diversi mercati. Restano invece senza conferme ufficiali le indiscrezioni sui possibili tagli occupazionali e sulla chiusura di stabilimenti. Secondo la stampa tedesca, il piano potrebbe prevedere l’eliminazione di fino a 100.000-120.000 posti di lavoro a livello globale e mettere sotto pressione quattro siti produttivi in Germania, ma il gruppo non ha fornito dettagli né assunto decisioni in merito. Sul piano della casa automobilistica è intervenuto anche il ministro dell’Economia della Bassa Sassonia, Grant Hendrik Tonne, che ha chiesto al management di Volkswagen di presentare rapidamente un progetto chiaro, credibile e sostenibile. Secondo l’esponente dell’Spd, l’azienda non ha ancora illustrato una strategia organica e questo sta alimentando una forte incertezza tra i dipendenti. “Non è accettabile trattare così le lavoratrici e i lavoratori”, ha dichiarato. Il governo della Bassa Sassonia, secondo azionista del gruppo, ribadisce inoltre che eventuali chiusure di stabilimenti e licenziamenti non possono rappresentare una strategia industriale.
Tonne ha invitato il management a concentrarsi innanzitutto su un piano capace di rilanciare la domanda dei modelli Volkswagen attraverso prodotti più competitivi e innovativi, anziché alimentare il dibattito esclusivamente con indiscrezioni su tagli e ridimensionamenti. Sulla stessa linea anche il presidente del Land della Bassa Sassonia, Olaf Lies, che ha escluso che la chiusura di impianti possa essere una soluzione per il futuro del costruttore. Secondo Lies, il rilancio del gruppo dovrà passare da prodotti competitivi, dall’utilizzo delle sinergie interne e da un confronto costruttivo con i lavoratori, definito indispensabile per arrivare a una soluzione condivisa. La pressione sul management cresce anche sul fronte sindacale. Il consiglio di fabbrica ha intimato all’amministratore delegato Oliver Blume di chiarire immediatamente la portata del piano di ristrutturazione, definendo irresponsabile lasciare i dipendenti nell’incertezza prima della pausa estiva.
Il consiglio dei lavoratori ha ribadito la propria contrarietà a qualsiasi chiusura di stabilimenti e ha affermato che eventuali riduzioni dell’organico potranno avvenire esclusivamente su base volontaria e con adeguate tutele sociali. La presidente del consiglio di fabbrica, Daniela Cavallo, ha reagito duramente alle notizie su possibili chiusure di stabilimenti e riduzioni del personale, lanciando un ultimatum a Blume, chiedendo di affrontare in modo inequivocabile le voci che circolano su chiusure di stabilimenti, tagli al personale e possibili modifiche alla legge Volkswagen. In caso contrario, si minacciano assemblee straordinarie aziendali dopo la pausa estiva, durante le quali il consiglio di amministrazione sarà chiamato a fornire spiegazioni ai dipendenti. “Ora basta. La misura è colma”, ha dichiarato Cavallo, spiegando che il trattamento riservato dal consiglio di amministrazione ai lavoratori è “oltre ogni limite di rispetto”. Anche il sindacato IG Metall ha criticato duramente la comunicazione del gruppo, giudicandola “disastrosa” perché alimenta timori tra i lavoratori e nei territori interessati. Dubbi sono stati espressi anche dagli analisti. Ferdinand Dudenoeöffer, direttore del Center Automotive Research di Bochum, ha osservato che il gruppo continua a non fornire indicazioni sui siti produttivi e sull’occupazione, lasciando aperte le principali questioni e prolungando un’incertezza che rischia di penalizzare dipendenti, clienti e investitori.
