Primo piano

Avidi alla Meta

di Luca Ciarrocca (*)

 

L’America delle Big Tech ha smesso di fingere di avere una morale. L’ultimo esempio degli eccessi del capitalismo dei tecno-oligarchi viene da Meta, la holding che controlla Facebook. Per Meta, la truffa è parte integrante del business. Documenti aziendali interni, visionati da Reuters, dipingono un quadro sconcertante.

Alla fine dello scorso anno, l’azienda di Zuckerberg (nella foto) ha messo a bilancio, in via previsionale, circa 16 miliardi di dollari – il 10 per cento del fatturato annuo totale – provenienti dalla pubblicità di prodotti vietati e da vere e proprie frodi. Il colosso dei social media (oltre 3 miliardi di utenti attivi al mese) ha scientemente evitato di bloccare una valanga di annunci “tossici”, esponendo miliardi di utenti di Facebook, Instagram e WhatsApp a schemi di e-commerce fraudolenti, casinò online illegali, truffe con criptovalute, offerte sessuali e vendite di farmaci proibiti.

 

Alto rischio

Ognuno di noi ha visto questo tipo di annunci su Facebook, e cerca come può, di evitarli. Ma le dimensioni dell’attività illegale sono stupefacenti. Un documento interno del dicembre 2024 rivela che Meta espone gli utenti a circa 15 miliardi di annunci «ad alto rischio» – quelli con chiari segni di frode – ogni singolo giorno. Questa specifica categoria genera un fatturato annualizzato di circa 7 miliardi di dollari, un enorme flusso di cassa, sporco ma costante. Ciò viene alla luce mentre l’azienda, in una feroce lotta con i concorrenti OpenAI, Google, Anthropic e altri, sta puntando tutto sull’intelligenza artificiale, settore in cui prevede di investire fino a 72 miliardi di dollari quest’anno.

Pur riconoscendo che la spesa rappresenta «un’enorme quantità di capitale», Zuckerberg ha rassicurato gli investitori sul fatto che l’attività pubblicitaria di Meta può ripagare i costi dell’IA. «Abbiamo il capitale necessario per farlo», ha dichiarato a luglio, annunciando la costruzione di un data center in Ohio grande quanto Central Park a New York.

Nei memo interni, Meta è talmente conscia dell’illegalità di una fetta del suo business pubblicitario, che ne valuta perfino i costi, cioè investimenti in misure antitruffa, per evitare le multe imposte dai governi per la mancata protezione degli utenti.

L’obiettivo è ridurre il flusso di entrate illecite, ma in un altro documento si legge che un taglio brusco alle «violazioni dei ricavi» (truffe, gioco d’azzardo, servizi sessuali) possa danneggiare le stime di profitto.

Un ego di nome Elon

Dall’altro lato dello spettro tecno-capitalista, c’è un ulteriore esempio di apoteosi dell’ego e dell’avidità degli oligarchi nell’era Trump. Elon Musk, fondatore e Ceo di Tesla, l’uomo più ricco del pianeta con 491 miliardi di dollari grazie a un impero che spazia da SpaceX a xAI, ha appena ottenuto il via libera per il più grande pacchetto retributivo della storia: 1 trilione (1.000 miliardi) di dollari. Il voto degli azionisti corona un anno di tempesta per Tesla e per il suo amministratore delegato. L’azienda di auto elettriche affronta una pesante crisi nelle vendite, poco sotto -10 per cento negli Usa, ma soprattutto in Europa, con le immatricolazioni nei primi otto mesi del 2025 crollate del 42,9 per cento, in parte per le incursioni politiche pro-Trump di Musk (saluti fascisti a gogò).

 

Gli azionisti hanno però ignorato ogni allarme, e attirati dalla promessa di ricchezze future puntano ancora sulla visione di chi ha già portato Tesla a una valutazione di 1,5 trilioni di dollari, più di tutte le altre case automobilistiche dell’Occidente messe insieme. Il pacchetto retributivo sarà sbloccato entro 10 anni, ma solo se Musk centrerà obiettivi titanici: sestuplicare la capitalizzazione a 8.500 miliardi, aumentare gli utili di 24 volte (a 400 miliardi) e vendere milioni di robot e auto a guida autonoma. Ciò gli darebbe il controllo dell’azienda fino al 25 per cento (ora ha il 15 per cento).

 

Su X, era stato esplicito: se questo piano fosse saltato, avrebbe lasciato Tesla. La quota di controllo deve essere sufficiente per assicurarsi che “l’esercito di robot” che sta sviluppando non finisse in mani nemiche, ha spiegato. La stessa quota, però, deve restare abbastanza bassa da permettere al board di licenziarlo, «se mai un giorno fosse impazzito».

 

Non tutti però hanno brindato. Il no è venuto da alcuni grossi fondi pensione della California e di New York. Il principale azionista ad opporsi è stato il fondo sovrano della Norvegia, Norges Bank Investment Management, patrimonio gestito 2,1 trilioni di dollari, che ha contestato «l’entità totale del premio», la diluizione degli azionisti esistenti e la mancata gestione del «rischio delle persone chiave».

 

 

Thomas DiNapoli, revisore dei conti dello Stato di New York, che ha contribuito a guidare una campagna contro la proposta, votata dal 75% degli azionisti, è stato ancora più diretto: «Questa è una retribuzione per un potere incontrollato, non per le prestazioni. Il consiglio di amministrazione ha premiato la distrazione e ha insediato un Ceo che non risponde a nessuno».

 

Robot che ballano

Dopo il voto, Musk è salito sul palco della gigafactory Tesla di Austin, in Texas. Accolto da applausi scroscianti, claque guidata dal fratello Kimbal in prima fila, luci stroboscopiche blu e rosa, pugno chiuso, maxischermo con la scritta “Abbondanza sostenibile”, Elon ha ballato al ritmo di musica techno affiancato da due robot umanoidi “Optimus”, danzanti. «Con l’intelligenza artificiale e la robotica, si può far crescere l’economia globale di un fattore 10 o 100», ha urlato. E poi: «Il futuro sarà governato dall’IA», e «da un esercito di robot Tesla che farà interventi chirurgici ed eliminerà la povertà». Corollario: «Tenetevi strette le vostre azioni Tesla» e «aspettatevi grandi cose dai robot Optimus». È una deriva tecno-oligarchico-fascista, questa che va da Zuckerberg a Musk? Certo, e ambedue hanno paura di personaggi come il nuovo sindaco di New York, Zohran Mamdani, il socialista che denuncia questi eccessi del capitalismo americano.

 

(*) Giornalista e scrittore

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