“Nel breve le fusioni ci avvantaggiano, siamo nati già con concorrenti forti eppure siamo cresciuti e abbiamo le spalle solide per affrontare competitor ancora più grandi”. Così il ceo di Banca Mediolanum Massimo Doris, intervistato da La Stampa. “L’unica ipotesi teorica potrebbe essere quella di una fu- sione con un’altra banca-rete, ma lì entra in gioco un te- ma fondamentale: la cultura aziendale. E la cultura non si integra facilmente. Noi siamo diversi anche rispetto alle altre reti. Se guardiamo i dati Assoreti rappresentiamo circa il 17-18%delle masse e della raccolta, ma arriviamo a quote molto più alte nei mutui, nei prestiti e soprattutto nella protezione assicurativa”, aggiunge.”Questo perché abbiamo costruito negli anni una consulenza a 360 gradi, non limi- tata agli investimenti. È un lavoro complesso,ma è quello che ci distingue”, sottolinea.
Bene avere venduto quota, restituito valore a soci
Soddisfatto della decisione di avere venduto la quota in Mediobanca? “Sì. Banca Mediolanum non ha mai avuto una strategia basata sulle partecipazioni finanziarie. L’unica eccezione era Mediobanca, ma per ragioni storiche. Nel 2001 creammo insieme Banca Esperia: noi avevamo una piattaforma bancaria innovativa, loro relazioni con clientela molto patrimonializzata. Con il tempo però le cose sono cambiate. Mediobanca ha sviluppato una propria piattaforma, il brand Mediolanum è cresciuto e quella sinergia si è esaurita. Mediobanca ha acquisito il 100% di Banca Esperia ma la nostra partecipazione è rimasta. A quel punto era diventata semplicemente un investimento finanziario. E quando cambia la natura di un rapporto bisogna prenderne atto. Abbiamo venduto e restituito valore ai nostri azionisti con un dividendo straordinario”.
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