di Melania Di Giacomo (*)
Accelerano i prestiti bancari a famiglie e imprese italiane e raggiungono i livelli più elevati dalla fine del 2022. A certificare il cambio di passo è il Rapporto mensile dell’Abi, secondo cui a maggio 2026 l’ammontare complessivo dei finanziamenti è aumentato del 3% su base annua, in accelerazione rispetto al +2,9% registrato ad aprile. Un dato che consolida il percorso di ripresa avviato nel marzo dello scorso anno, che invece non si osserva sul fronte dei tassi. A questo proposito, la distensione tra Iran e Stati Uniti viene osservata con attenzione: una tregua duratura potrebbe ridurre la volatilità e nel medio termine favorire condizioni di finanziamento più favorevoli.
Per le famiglie si tratta del diciassettesimo mese consecutivo di crescita del credito, mentre per le imprese l’espansione dura da undici mesi. Ad aprile i prestiti alle famiglie hanno segnato un aumento del 2,6%, quelli alle imprese del 3,1%, tornando su livelli che non si vedevano prima dello scoppio della guerra tra Russia e Ucraina. Secondo il vicedirettore generale vicario dell’Abi, Gianfranco Torriero, il dato più rilevante è proprio il ritorno ai valori di novembre 2022, con una dinamica dei finanziamenti alle imprese è superiore a quella delle famiglie. Una tendenza che se consolidata potrebbe sostenere investimenti e crescita.
Sul fronte dei tassi, invece, resta la prudenza. A maggio quello medio sui nuovi mutui per l’acquisto di abitazioni è salito lievemente al 3,49%, due centesimi in più rispetto al mese precedente, pur restando ben distante dal picco del 4,42% registrato a fine 2023. In calo invece il costo del credito per le imprese, sceso al 3,51%. Il tasso sul totale dei prestiti (quindi sottoscritti negli anni) è stato del 4,04% (invariato rispetto al mese precedente). L’evoluzione futura dipenderà in larga parte dal contesto geopolitico.
“È probabile che nei prossimi mesi, se viene mantenuta questa situazione più favorevole, di pace, ne risentiranno anche le condizioni generali”, spiega Torriero. L’11 giugno, la Banca centrale europea ha aumentato il proprio tasso di interesse di riferimento di 0,25 punti, portandolo al 2,25%. Posto che la situazione internazionale si stabilizzi, per i mutui questo potrebbe riflettersi in un leggero incremento dei tassi di mercato nel prossimo mese, accompagnato però da una stabilizzazione nel medio periodo. “La Bce – sottolinea infatti Torriero – ha ratificato l’andamento dei tassi di mercato per quanto riguarda i tassi a breve termine”, mentre “per quanto riguarda i tassi a lungo termine in qualche maniera avevano già registrato un incremento nei mesi scorsi”, ma “il 18 di giugno il tasso Irs a 10 anni”, quello di riferimento per i mutui, “è sceso sotto il 3%”.
Intanto il sistema bancario continua a mostrare segnali di solidità. Cresce la raccolta, sia diretta sia indiretta. I depositi salgono al livello record di 1.890,9 miliardi (+2,3%), le obbligazioni a 275 miliardi (+5%), mentre i crediti deteriorati netti scendono ad aprile a 25,9 miliardi di euro, lontanissimi dai 196 miliardi del picco raggiunto nel 2015.
(*) La Presse
