Economia e Lavoro

Bce:studio,ondata importazioni cinesi sfida industria Ue ma può aiutare Pil

 

La crescente presenza della Cina nell’industria globale rappresenta una sfida sempre più pesante per la competitività europea, ma potrebbe allo stesso tempo sostenere la crescita economica dell’Unione europea grazie a costi più bassi e minore inflazione. È quanto emerge da un’analisi pubblicata dalla Banca centrale europea. Secondo la Bce, l’espansione industriale cinese sta modificando profondamente commercio, produzione e prezzi nell’Eurozona. Negli ultimi anni Pechino ha rafforzato il proprio ruolo nei settori manifatturieri a maggiore valore aggiunto, come elettronica e automotive, grazie ai progressi tecnologici e agli aumenti di produttività. Per le aziende europee l’impatto è doppio: da un lato le importazioni cinesi abbassano i costi di produzione e sostengono i consumi; dall’altro aumentano la concorrenza e sottraggono quote di mercato ai produttori europei, soprattutto nei comparti tecnologicamente avanzati. La Bce sottolinea che la ‘nuova ondata cinese’ è diversa dal cosiddetto ‘China shock’ dei primi anni Duemila. Oggi infatti l’Europa importa dalla Cina soprattutto beni industriali avanzati e componenti intermedi utilizzati nelle filiere produttive, mentre in passato prevalevano prodotti tradizionali come tessili e arredamento. L’istituto evidenzia che i settori europei più esposti alla concorrenza diretta sui prodotti finali rischiano una perdita di produzione e domanda interna. Al contrario, i comparti che utilizzano componenti cinesi come input industriali beneficiano di costi inferiori e maggiore competitività. Secondo le simulazioni econometriche della Bce, l’aumento delle importazioni di beni intermedi dalla Cina ha contribuito a rafforzare la produzione industriale europea di circa 0,6 punti percentuali. Al contrario, la crescita delle importazioni di beni finali ha avuto un effetto negativo vicino all’1% sulla produzione. Nel complesso, però, l’effetto sul Pil europeo resta positivo grazie all’aumento del potere d’acquisto delle famiglie e ai prezzi più bassi dei beni importati. L’arrivo di prodotti cinesi più economici esercita inoltre una pressione disinflazionistica significativa nell’Eurozona. La Bce avverte tuttavia che i benefici potrebbero essere solo temporanei. Nel lungo periodo restano infatti rischi strutturali legati alla perdita di capacità produttiva europea, alla dipendenza strategica dalla Cina e al calo delle quote di mercato delle esportazioni Ue, aggravato dalla debole domanda interna cinese.

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