Economia e Lavoro

Bollette: Elettricità Futura, prezzo fisso più basso del mercato, ripara da aumenti

“Il dibattito sul settore elettrico è caratterizzato da troppa demagogia e da numeri che non mostrano la reale situazione. Le ricerche, ultima quella di Confcommercio, non tengono conto che la maggior parte degli utenti di elettricità (in alcuni operatori tale quota supera l’80%) ha sottoscritto contratti a prezzo fisso, della durata non di 12 ma fino a 24 e 36 mesi che si basano sui prezzi forward, ossia sulle previsioni effettuate dal mercato stesso che vedono il prezzo futuro scendere e non salire, come sostengono scenari tutti da dimostrare”. Lo afferma Giorgio Boneschi, direttore generale di Elettricità Futura.

“Per questo la componente energia delle offerte degli operatori italiani è più bassa del prezzo di mercato anche del 30-40% rispetto ai picchi toccati sulla Borsa elettrica. Ancora oggi, chi sottoscrive un contratto fisso trova prezzi da 160 euro al MWh contro i 220 euro del Pun, il prezzo all’ingrosso. Per non parlare di chi ha sottoscritto i contratti a prezzo fisso prima della crisi di Hormuz o nei mesi successivi, che paga prezzi ancora più bassi senza essere intaccato da rialzi”, aggiunge Boneschi. “Il settore elettrico si sta adoperando per tenere al riparo le famiglie e le imprese dai rincari delle materie prime. Nelle ricerche che circolano si confonde ancora una volta il Pun con le bollette. Il Pun è il prezzo all’ingrosso pagato solo da utility e industrie energivore, peraltro giustamente agevolate, mentre le bollette hanno al loro interno diverse componenti – a cominciare da un prezzo delle reti tra i più bassi d’Europa – che ne calmierano il prezzo finale”, aggiunge Boneschi.

“Lo sforzo del settore, che per molti operatori si traduce in utili in calo in Italia, viene dunque ripagato con riscontri non veritieri sullo stato delle cose. Il risultato, se il dibattito continuerà su questi toni, sarà quello di bloccare gli investimenti nel nostro Paese: nessuno porta i propri capitali in un contesto dominato da incertezza e populismo. Tutto questo può danneggiare un settore, quello elettrico, che oggi vale con l’indotto il 4,4% del Pil e impiega 600 mila addetti”, conclude.

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