Cronaca

Bologna, città che distribuisce pipette per il crack… per consumarlo in modo “sicuro”

 

di Riccardo Bizzarri (*)

 

 

Se davvero fosse così, come raccontato dalle cronache, saremmo all’epilogo di ogni ideologia politica. Sarebbe la fine della narrazione di una politica con un senso, la disfatta dichiarata della classe dirigente: non più guida, non più baluardo, ma semplice distributrice di palliativi per il disastro.

Bologna, da oggi, è la prima città italiana a fornire gratuitamente le pipe per fumare crack. Non un festival di provocazioni dadaiste, non un’installazione contemporanea alla Biennale, ma un atto amministrativo ufficiale. Il Comune consegnerà ai tossicodipendenti dei tubetti di alluminio, ben sterilizzati e certificati, affinché possano devastarsi i polmoni in modo più “sicuro”.

Gli amministratori di sinistra garantiscono: “Non si incoraggia la dipendenza, la si mitiga, la si accompagna, la si rende meno dannosa.” È l’arte suprema del progressismo: ribattezzare la resa e venderla come innovazione benefica. Il trucco lessicale è geniale: non stai abdicando al dovere, stai “riducendo il danno”. Non stai legittimando il degrado, lo stai “umanizzando”. È la metamorfosi della disfatta morale in carezza istituzionale.

D’altronde, se un tossico non usa più un pezzo di plastica pescato nel cassonetto ma una pipetta comunale nuova di zecca, dovremmo forse gridare al miracolo igienico-sanitario. E allora, per coerenza, perché non pensare ai bevitori accaniti? Distribuiamo calici di cristallo a chi tracanna il Tavernello dal brik: riduzione del danno anche lì.

Il paradosso è lampante: lo Stato non indica più una via, non difende più un argine, ma si limita ad arredare la caduta. Non propone un modello, somministra un kit. Non prova a redimere, regala il libretto d’istruzioni per autodistruggersi con eleganza.

I difensori della misura parlano di dati scientifici, di ricerche internazionali, di modelli virtuosi. Ma la verità è più semplice e drammatica: è la resa. È il trionfo di un’ideologia che non crede più nel riscatto, ma solo nella gestione amministrativa del degrado. Un realismo cinico travestito da compassione.

Certo, il costo dell’operazione per il bilancio comunale è trascurabile. Ma la politica vive di simboli, e questo simbolo pesa come un macigno. Bologna, patria dell’Alma Mater, dei cantautori e dei portici, si riscopre capitale della “pipetta pubblica”. Alla faccia delle famiglie che lottano per strappare un figlio alla dipendenza, alla faccia dei quartieri che vedono crescere degrado e marginalità.

Ecco la fotografia: non più emancipazione ma rassegnazione, non cura ma palliativo, non speranza ma consolazione. Bologna diventa il laboratorio del progressismo estremo: l’utopia si ribalta in distopia. Il Comune non governa più, accompagna. Non educa, certifica. Non guida, asseconda.

Un piccolo tubo d’alluminio, un gesto minimo, ma che racconta la disfatta politica di un’epoca. Da oggi Bologna non è più solo la città delle Due Torri. È la città della pipetta gratuita.

 

 (*) Giornalista

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