di Viola Scipioni
È arrivato inaspettatamente il video del Vicepremier da quasi quattro minuti che ha scosso l’opinione pubblica e la politica italiana. Durante il tardo pomeriggio di sabato 14 settembre, infatti, Matteo Salvini ha pubblicato sui propri canali social la propria difesa sul processo che potrebbe costargli sei anni di carcere riguardo a quanto successo nel 2019, ovvero dopo aver impedito lo sbarco di 147 migranti dalla nave spagnola Open Arms a Lampedusa. A quanto dichiara l’accusa, l’allora ex Ministro degli Interni non avrebbe agito nell’interesse della sicurezza nazionale, ma esclusivamente per aumentare il proprio consenso elettorale: un’accusa non di poco conto, in effetti, soprattutto perché le questioni migratorie negli ultimi anni del decennio scorso e prima dello scoppio della pandemia da Covid-19 erano grande interesse dell’opinione pubblica, che proprio nel 2019 avevano portato la Lega di Matteo Salvini al 34% alle elezioni europee.
Nel video, l’attuale Ministro dei trasporti afferma: «mi dichiaro colpevole di avere difeso l’Italia e gli italiani, mi dichiaro colpevole di aver mantenuto la parola data», per poi aggiungere che «mai nessun governo e mai nessun ministro nella storia è stato messo sotto accusa e processato per avere difeso i confini del proprio Paese». La premier Meloni ha subito difeso l’alleato di governo, mostrando piena solidarietà, dichiarando come «trasformare in un crimine il dovere di proteggere i confini italiani dall’immigrazione illegale è un precedente gravissimo». Anche l’altro alleato, Antonio Tajani, ha definito la richiesta di sei anni da parte dei Pm di Palermo come «irragionevole».
Dall’altro lato, la segretaria del Partito democratico Elly Schlein ha criticato aspramente soprattutto l’intervento della premier Meloni a riguardo, sottolineando come «il rispetto istituzionale imporrebbe di non commentare processi aperti», citando in ballo addirittura il principio della separazione dei poteri, giudicando da principio tutta la faccenda come «inopportuna». Salvini, infatti, nel suo discorso ha anche citato in ballo l’articolo 52 della Costituzione, quello che sancisce, tra le altre cose, come la difesa della Patria sia sacro dovere del cittadino, amplificando gravemente ciò che realmente viene affermato dalla carta fondamentale: la nave Open Arms non era certamente una nave da guerra, né i 147 passeggeri avevano mansioni militari da applicare contro il nostro Paese.
Per capire come finirà la faccenda dovremo aspettare almeno fino al 18 ottobre, quando ci sarà la replica delle difese, mentre per la sentenza finale si dovrà attendere fino alla fine dell’anno. In ogni caso, un fatto è certo: Salvini non riesce più a spaccare l’opinione pubblica come faceva cinque anni fa. Da un lato perché la premier Meloni riesce a “comunicare meglio di lui”, dall’altro perché la sua politica priva di fondamento ha sicuramente stancato gli italiani che cercano leader coerenti e soprattutto seri.
