Economia e Lavoro

Confartigianato: “La stretta monetaria di Bce soffoca il credito alle imprese”

 

A marzo l’inflazione nell’Eurozona scende al 2,4% (era 2,6% a febbraio) e la componente di fondo si colloca al 3,1% (era 3,3% a febbraio), ma il segnale di rallentamento della dinamica dei prezzi  non si è ancora tradotto in un cambio di direzione della politica monetaria. Nella seduta odierna il Consiglio direttivo della BCE ha mantenuto invariati i tassi di riferimento. Nella presa di posizione di Confartigianato si indica che “se la valutazione aggiornata del Consiglio direttivo in merito alle prospettive di inflazione, alla dinamica dell’inflazione di fondo e all’intensità della trasmissione della politica monetaria accrescesse ulteriormente la sua certezza che l’inflazione stia convergendo stabilmente verso l’obiettivo, sarebbe opportuno ridurre l’attuale livello di restrizione della politica monetaria.” Un riduzione dei tassi è più probabile a giugno, ma i tempi rimangono incerti: “il Consiglio direttivo continuerà a seguire un approccio guidato dai dati in base al quale le decisioni vengono definite di volta in volta a ogni riunione, senza vincolarsi a un particolare percorso di riduzione”. Caro-tassi più severo per le imprese italiane – Il perdurare della stretta monetaria pesa sulle condizioni finanziarie delle imprese italiane, maggiormente colpite dal caro tassi. A febbraio 2024  il costo del credito bancario per le imprese è pari al 5,44%, 32 punti base in più rispetto al 5,12% dell’Eurozona e superiore al 5,26% della Germania, al 4,88% della Francia e al 4,87% della Spagna. Il caro tassi nel corso della stretta monetaria è stato più intenso in Italia, con tassi che a febbraio 2024 sono superiori di 381 punti base rispetto a quelli di giugno 2022, mese precedente al primo rialzo, superiore di 52 punti base rispetto all’aumento dell’Eurozona. Nel periodo in esame l’aumento è stato di 329 punti base in Francia, di 333 punti base in Spagna e di 297 punti base in Germania. Con la stretta, calano gli investimenti e la domanda di credito delle imprese. Nel 2023 il tasso di investimentodelle imprese scende al 18,7% del valore aggiunto, in calo di 1,2 punti dal 19,9% del 2022. In valore, gli investimenti sono calati di 1,3 miliardi di euro, una flessione che preoccupa in relazione alla transizioni green e digitale delle imprese. A febbraio 2024 i prestiti delle imprese scendono del 4,1% su base annua, facendo peggio della Spagna (-3,0%), mentre la dinamica del credito alle imprese rimane in territorio positivo in Eurozona (+0,4%), Germania (+1,0%) e Francia (+2,2%).

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