Economia e Lavoro

Confcommmercio: allarme terziario, mezzo milione di lavoratori mancanti in 10 anni

 

È in crescita il ‘mismatch’ di competenze tra domanda e offerta, e in turismo e servizi, quasi i tre quarti delle posizioni potrebbero rimanere scoperte entro 10 anni. È quanto emerge da una analisi di Confcommercio su competenze, innovazione e fabbisogni nel terziario italiano, realizzata in collaborazione con l’Università degli Studi Roma Tre e presentata in occasione del Forum a Villa Miani. Nel 2026, nel terziario italiano mancheranno fino a 275mila lavoratori, destinati a diventare 470mila entro il 2035. La previsione non rappresenta un picco temporaneo, ma il punto più recente di una traiettoria che negli ultimi anni ha cambiato scala: dalle 93mila posizioni scoperte del 2020 si è passati a 143mila nel 2021, 205mila nel 2022, 243mila nel 2023, 255mila nel 2024 e 260mila nel 2025. E il modello predittivo sviluppato per la ricerca stima che questa dinamica proseguirà con una crescita media intorno al 6% annuo.

Servizi e turismo, da soli, già oggi registrano oltre 200mila posizioni scoperte. Il problema non sarà più solo quantitativo perché bisognerà trovare persone con il profilo giusto: oggi, infatti, il 70% delle posizioni scoperte dipende dalla carenza di candidati e il 30% dalla mancanza di competenze, ma tra 10 anni il gap di competenze salirà fino a quasi il 45%. Questo disallineamento tra competenze richieste e disponibili – sottolinea Confcommercio – crescerà per diplomati e Università (fino a oltre il 90% per le lauree triennali e magistrali), mentre gli Its (Istituti Tecnologici Superiori), con un mismatch che resterà molto più contenuto (intorno al 23-25%), si confermano il canale formativo più vicino ai fabbisogni delle imprese. Aumenteranno anche i rapporti di lavoro fragili con oltre 70mila cessazioni nei primi sei mesi (+45%) e crescita delle dimissioni (+65%) e dei mancati rientri al lavoro (dal 22,8% al 26,9%), mentre l’obsolescenza delle competenze rischia di ridurre la produttività fino al 15%. Per contrastare questa emergenza, Confcommercio indica alcune linee di azione prioritarie. Tra queste, rafforzamento degli Its, revisione dei percorsi universitari per renderli più coerenti con il mercato, potenziamento dell’orientamento e collaborazione strutturata tra scuola e imprese. Mentre, sul versante delle imprese, Confcommercio vede nella riprogettazione dei ruoli, negli investimenti nel capitale umano, integrazione dell’intelligenza artificiale, sviluppo di programmi di formazione continua, certificazioni flessibili per contrastare l’obsolescenza delle competenze e valorizzazione del ruolo dei fondi paritetici interprofessionali la ricetta per sopperire al gap. Nell’ambito delle politiche pubbliche, programmazione di lungo periodo e politiche mirate per accompagnare le trasformazioni del lavoro e sostenere la crescita del settore.

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